Scazzellare

«Esimio dr Raso,
il caso ha voluto che mi imbattessi nella sua rubrica mentre cercavo il significato di un verbo che avevo letto in un vecchio libro: scazzellare. Non ho trovato il verbo, in compenso ho trovato un tesoro linguistico, il suo preziosissimo portale. Mi rivolgo a lei, quindi, per conoscere l'esistenza del verbo in questione e, eventualmente, il significato.
Grazie in anticipo se la mia richiesta sarà presa in considerazione, ma soprattutto grazie per il suo encomiabile lavoro.
Con viva cordialità
Lorenzo L.
Lecco
»

Cortese Lorenzo, innanzi tutto grazie per le sue belle parole. Perché mai non dovrei prendere in considerazione il suo quesito?

Il verbo da lei citato non è attestato nei comuni vocabolari dell'uso ma esiste, anzi esisteva, e significa "trastullarsi". Si trova nel vocabolario della lingua italiana dell'Accademia della Crusca. Veda qui.

25-01-2019 — Autore: Fausto Raso — permalink


Colafizzare

Tra le parole che ci piacerebbe fossero riesumate e messe di nuovo a lemma segnaliamo il verbo colafizzare.

«Aiutatemi, amici, quest'individuo mi sta colafizzando! ». Che cosa sta facendo? vi domanderete. È presto detto: lo sta schiaffeggiando. Colafizzare significa, infatti, dare schiaffi, prendere a ceffoni.

Si veda anche qui.

24-01-2019 — Autore: Fausto Raso — permalink


Mandare (o andare) a carte quarantotto

Forse pochi sanno che il modo di dire in oggetto ha cambiato di significato nel corso dei secoli. All'inzio stava a significare mandare al diavolo e simili; poi ha acquisito l'accezione odierna di mandare all'aria, in rovina, in subbuglio e anche, figuratamente, morire.
Quest'ultima accezione, definiamola moderna, vale a dire andare in rovina, andare in subbuglio è un omaggio al Risorgimento italiano: quarantotto, nel significato di subbuglio fu coniato a Milano in seguito agli avvenimenti delle famose cinque giornate del 1848, giornate che misero tutta la città in subbuglio, appunto.
Non è molto chiara, invece, l'origine primitiva, che significava mandare al diavolo. Sembra certo che carta stesse per pagina e quarantotto indicasse il numero della carta.
Scrive, infatti, il Carena: «Nei primi tempi della stampa fu uso di numerare nei libri non le pagine, ma le carte, apponendo in ciascuna il numero progressivo solo alla prima pagina di ciascuna carta. In questo caso le due facce o pagine dai bibliografi vengono indicate coll'aggiungere al numero della carta la parola "recto" per la prima pagina e la parola "verso" per la seconda. Carte 35 recto: 35 verso. Da lungo tempo fu smesso l'uso scomodo di contare per carte i fogli dei libri, che ora sono numerati per facce o pagine».
Resta oscuro, però, il motivo per cui si dovesse andare a carte quarantotto. Probabilmente — è una nostra personale ipotesi — l'usanza di contare per carte i fogli dei libri oltre a essere scomoda richiedeva molto tempo tanto che quando ci si voleva liberare di una persona la si mandava, appunto, a carte quarantotto (al diavolo).

23-01-2019 — Autore: Fausto Raso — permalink