Per il gran urlare
Un interessante quesito posto a “Domande e risposte” del vocabolario Treccaniin rete:
È corretto dire “per il gran urlare”?
Non è chiaro precisamente a che cosa ci si riferisca. Forse all’analisi del complemento? Se è così, ecco la risposta, si tratta di un complemento di causa: ‘a causa del gran urlare’ (urlare è qui sostantivo: l’urlare è ‘emissione, produzione di urla’). Se, come invece è più probabile, ci si riferisce alla forma tronca di grande, gran, allora qualcosa va detto sul fenomeno del troncamento (o apocope), in relazione all’aggettivo grande. Il troncamento consiste nella caduta di un elemento fonico in fine di parola, indipendentemente da come cominci quella successiva. Può essere o non essere segnalato dall’apostrofo (la situazione varia da parola a parola sottoposta a troncamento). Ci può essere troncamento di una vocale (signore — signor) o, come accade in grande, di una sillaba. Nel caso di grande, si può aggiungere, le forme tronche possono convivere con quelle piene. Insomma, si può tranquillamente scegliere di usare le prime o le seconde: c’è un grande caldo/c’è un gran caldo; Il grande sonno (titolo italiano di un film del 1946 di Howard Hawks, The Big Sleep, con Humphrey Bogart e Lauren Bacall)/ho un gran sonno, ecc. Si deve, però, concludere che, secondo l’autorevole grammatica Italiano di Luca Serianni (garzantina, cap. I, par. 78) «In ogni caso si deve evitare l’apocope sillabica davanti a vocale». Quindi, no a gran uomo, han amato e, appunto, gran urlare.
La fronda e la foglia
Si presti attenzione alla fronda e alla foglia. Questi due vocaboli sono sinonimi solo se riferiti a un albero; no, se si parla di fiori o di erbaggi.
La fronda, propriamente, è un ramo o un ramoscello con foglie: una fronda di castagno; una fronda di melo ecc. In questo significato si può usare anche semplicemente foglia, sempre di un albero, però: la foglia del pesco.
La foglia, invece, si può riferire tanto agli alberi quanto ai fiori: una foglia di ciclamino; una foglia di quercia. I vocabolari che abbiamo consultato non fanno distinzione alcuna. Chi ama il bel parlare e il bello scrivere prenda, invece, in considerazione la differenza semantica dei due termini.
Innestare e innastare
Abbiamo notato, con stupore, che molte persone, anche tra quelle la cui cultura linguistica è insospettabile, confondono i verbi innestare e innastare (o inastare), li ritengono, insomma sinonimi. Si faccia attenzione, i due verbi hanno origini e significati completamente diversi. Il primo significa fare innesti(innestare le viti, per esempio); il secondo vale mettere nell’asta (inastare la bandiera).
Leggiamo dal vocabolario “Treccani” in rete:
«innestare v. tr. [lat. *insitare, der. di insĭtus, part. pass. di inserĕre «introdurre»; v. insito1 e inserire] (io innèsto, ecc.). — 1. a. In agraria, trasportare e far concrescere sopra una pianta una parte di altro vegetale, in modo da formare un solo individuo; effettuare l’innesto: i. un ciliegio gentile su un ciliegio selvatico; i. le viti. b. Per estens., trapiantare, trasportare un organo o una parte di un organismo animale vivente in un altro organismo, a scopo sperimentale o terapeutico. c. I. il vaiolo, spec. in passato, inoculare il siero antivaioloso mediante scarificazione cutanea del braccio o della gamba. 2. Congiungere insieme pezzi o parti diverse di un congegno meccanico: i. la frizione, in un motore a scoppio (contr. di disinnestare); analogam., i. una spina nella presa di corrente; con uso più generico: i. lo spazzolone su un manico. In usi fig., inserire una cosa in un’altra, un argomento in un altro, ecc.: il Boiardo ha innestato motivi del ciclo bretone nella tradizione epica carolingia. Con sign. analoghi anche intr. pron.: lo colse il fatal ferro Alla vertebra estrema, ove nel collo S’innesta il capo (V. Monti); il punto dove la strada provinciale s’innesta sulla (o nella) nazionale.
Part pass innestato anche come agg. Le viti innestate cominciano già a dare frutto; avere la frizione innestata, partire con la marcia innestata; in araldica, detto dello scudo partito o troncato o trinciato o tagliato che ha la linea di divisione foggiata a sporgenze e rientranze regolari in modo che i due smalti della partizione s’innestino l’uno nell’altro.»
«inastare (meno com. innastare) v. tr. [der. di asta, col pref. in -1]. — Applicare all’estremità di un’asta: i. la bandiera; più com., i. la baionetta, fissarla sulla canna del fucile.
Part. pass. inastato, anche come agg. (v. la voce).»
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