Sopra il o sopra al?

A proposito di sopra il o sopra al, il prof. Marco Grosso, moderatore del foro Cruscate, ci fa notare — nonostante il silenzio delle grammatiche sull’argomento — che le preposizioni improprie soprae sotto possono reggere la preposizione a anche se non sono seguite da un pronome personale, e riporta esempi illustri. Eccoli:
Un cipresso, da sopra una sporgenza che non si vede, pareva sospeso sopra allapianura. (Tozzi)
L'incisore gli formò la cornice di pelle e zampe di lupo; e la testa del lupo assai simile di struttura sta sopra alla testa dell'uomo. (De Sanctis)
Continuando adunque il discorso vi dico che, conosciuta la vostra disposizione a venir qui ad abitare, ove alcun impiego ci fosse, abbiamo parlato a chi è sopra alla pubblica istruzione. (Leopardi)
Senza sonno i' giacea sul dì novello, E i destrier che dovean farmi deserto, Battean la zampa sotto al patrio ostello. (Leopardi)
Moltissime ne bruciò; parecchie di minor conto le lasciava cadere stracciate sotto altavolino. (Foscolo)
Ma tu co 'l pugno di peccati onusto / Calchi a terra quei capi, empio signor, / E sotto al sangue del paterno busto / De le tenere vite affoghi il fior. (Carducci)
Nell’uso corrente, però, le predette preposizioni si uniscono direttamente al sostantivo tramite l’articolo: sopra il tavolo; sotto il tetto.

14-06-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink


Corbellerie... (2)

Riprendiamo il discorso sulle corbellerie linguisticheperché ci piacerebbe che le grammatiche smettessero di riportarne una dura a morire. Ci riferiamo al famoso pronome, che perde l’accento quando è seguito da stesso o medesimo. È una corbelleria, appunto.
Sappiamo benissimo che l’argomento è trito e ritrito, ma non ci arrendiamo fino a quando le così dette grandi firme del giornalismo continueranno, presuntuosamente, a indurre in errore i lettori sprovveduti togliendo il cappello (leggi: accento) al pronome (quando è seguito da stesso o medesimo, appunto).
Il pronome “sé” si accenta sempre. Non lo sostiene l’umile estensore di queste noterelle. Lo hanno stabilito fior di linguisti, tra i quali Amerindo Camilli, certamente molto più autorevole di alcuni illustri sconosciuti, autori di grammatiche varie (indegnamente adottate nelle scuole di ogni ordine e grado e pedissequamente rispettate dai giornalisti che fanno opinione linguistica). Ma sentiamo il Camilli.
«Stabilito che il ‘sé’ pronome si distingue dal ‘se’ congiunzione per mezzo dell’accento, è assurdo andar poi a ricercare quando sia più e quando meno riconoscibile per dare la stura alle sottoregole e alle sottoeccezioni. E l’avere stranamente scelto proprio quelle due combinazioni (se stesso, se medesimo, ndr) e l’aver lasciato con l’accento, per esempio, il sé finale di frase, assolutamente inconfondibile con la congiunzione, o locuzioni come ‘per sé stante’, ‘di sé solo’, ‘a sé pure’, che si trovano nella stesse condizioni di ‘sé stesso’ e di ‘sé medesimo’, testimonia solo la mania delle distinzioni e suddistinzioni a vanvera di cui qualche volta soffrono i grammatici».
Sé stesso e sé medesimo, con i vari plurali e femminili, con tanto di accento, sempre. E basta! Si clicchi QUI.

13-06-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink


Harakiri

E sempre in tema di modi di dire, chi non conosce il significato figurato di fare harakiri?

Prima di occuparci del significato metaforico dell’espressione, che in senso proprio indica il suicidio dei samurai giapponesi i quali — per motivi di onore — si tolgono la vita squarciandosi il ventre con la spada, ci preme soffermarci sull’esatta grafia del termine, che è con l’ hiniziale, harakiri, appunto, o se si vuole italianizzare, carachiri, come suggerisce il DOP, non con il k, come molto spesso, per non dire sempre, si vede scritto sulla stampa. Ma tant’è.

Fare harakiri, dunque, in senso figurato si dice di colui che — senza un motivo apparente o per lo meno senza motivazioni plausibili agli occhi di altri — decide la propria rovina economica, morale e di carriera. Tizio ha fatto harakiri, cioè si è tolto di mezzo rinunciando volontariamente alla propria fortuna.

12-06-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink




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