Acceffare
Tra le parole da rispolverare del nostro soave idioma metteremmo il verbo denominale acceffare : prendere per il ceffo, abboccare, addentare, azzannare : il cane ha acceffato quel povero fanciullo.
Il ceffo, forse è bene ricordarlo, è il muso degli animali e, per estensione, il volto umano deforme e sinistro. Non si dice, infatti, “quel brutto ceffo”, riferendosi a una persona brutta e malvagia?
Bisogna stare lontano da quei brutti ceffi. Non si dice, anche, dare un ceffone , cioè colpire nel ceffo, nel volto? Etimo.it - ceffo
Due complementi distinti (rapporto e relazione)
Abbiamo notato — con stupore — che la grammatica di Maurizio Dardano e Pietro Trifone assimila il complemento di relazione a quello di rapporto. Citiamo testualmente: « Rapporto o relazione (tra chi?, tra quali cose?): indica un rapporto, una relazione: c’è stato un battibecco tra loro; tra l’uno e l’altro c’è poca differenza; sono in buoni rapporti con il direttore. È retto dalle preposizioni “tra (fra)”, “con” ». Saremo lieti di essere smentiti, ma a nostro modo di vedere sono due complementi distinti.
Il complemento di relazione, chiamato anche accusativo alla greca (tipico del costrutto sintattico del greco antico) non è introdotto da alcuna preposizione e indica in relazione e limitatamente a che cosa venga espressa l’idea contenuta in un verbo al participio passato come, per esempio, colpito, ferito,incoronato, cinto, vestito ecc. o in un aggettivo come, sempre a mo’ d’esempio, nudo, biondo, pallido e via dicendo.
Vediamo qualche esempio d’Autore: « Ebe, ilare il volto e l’abito succinta , le corse incontro» (V. Monti); « Sparsa le trecce morbide sull’affannoso petto» (Manzoni).
Il complemento di rapporto, introdotto dalla preposizione con (a volte anche fra o tra ) indica, come dice lo stesso termine, la persona, l’animale o la cosa con cui si stabilisce un... rapporto, un legame. Qualche esempio: « Alcuni genitori hanno dei gravi contrasti con i figli » ; « Con quell’individuo non voglio averci che fare» ; « Fra compari, di solito, c’è molta intesa».
Estemporaneo ed estraneo
Due parole su due... parole di uso comune non sempre adoperate a dovere: estemporaneo ed estraneo. Cominciamo con il primo termine, che non significa — come molti credono — bizzarro, avventato, strampalato e simili, ma improvvisato, immediato, senza alcuna preparazione. Si clicchi su Dizionari Repubblica.it - estemporaneo.
Il secondo, checché ne dicano i soliti vocabolari, sarebbe corretto riferito solo a persona: in questa casa mi sento un estraneo. Adoperato in altri contesti è un francesismo, che — come abbiamo sempre sostenuto — in buona lingua è da evitare. Non si dirà, per esempio, « ciò che dici è e straneo a quello di cui stiamo discutendo» ; si dirà, più appropriatamente (e, quindi, più correttamente) « ciò che dici non ha nulla che fare ( non riguarda , non c’entra e simili) con quello di cui stiamo discutendo». Si clicchi su Etimo.it - estraneo.
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