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Cosimo de' Medici
(✶1389   †1464)

Politica estera


1434-1447: politica antiviscontea e battaglia di Anghiari

In politica estera, Cosimo continuò la tradizionale politica d'alleanza con Venezia contro Milano, governata dai Visconti. In quel momento era duca Filippo Maria Visconti (1414-1447) il quale, spinto sia dalle ambizioni di ricostruire il vasto dominio del padre Giangaleazzo, ma anche dalle insistenze degli esuli fiorentini ostili a Cosimo, rinnovò la guerra contro Firenze. Il Duca, nel 1435, mandò l'esercito guidato da Niccolò Piccinino in soccorso di Lucca, all'epoca nemica di Firenze. Firenze, estremamente debole dal punto di vista militare, fu salvata grazie all'intervento di Francesco Sforza (all'epoca al soldo dei Veneziani, coalizzati con Firenze contro Milano) nella battaglia di Barga (1437). Fu però nel 1440 che si giunse allo scontro decisivo: l'esercito milanese, guidato sempre dal Piccinino, fu battuto nella Battaglia di Anghiari (29 giugno 1440) dall'esercito fiorentino guidato dal cugino di Cosimo, Bernadetto de' Medici, dal filo-mediceo Neri di Gino Capponi e da Micheletto Attendolo. I sette anni successivi videro un progressivo avanzamento della lega veneto-fiorentina: l'indebolimento del Visconti (favorito dall'atteggiamento caparbio di Piccinino) permise a Venezia di assoggettare Ravenna (1441), mentre i Fiorentini ottennero la dedizione della città di Sansepolcro, acquistata per 25.000 fiorini da papa Eugenio IV.

Dal punto di vista strettamente mediceo, estremamente importante fu l'anno 1435, per il fatto che Cosimo ebbe l'opportunità di conoscere personalmente Francesco Sforza, col quale strinse presto legami amichevoli che saranno fondamentali per la svolta delle alleanze in seguito alla morte di Filippo Maria e alla conquista del ducato da parte del capitano di ventura.

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1447-1464: rovesciamento delle alleanze e Pace di Lodi

Se il cambio d'alleanza fu inizialmente dettato principalmente per l'interesse della fazione medicea, l'opinione pubblica fiorentina si rivolse unanime contro Venezia allorché questa, irritata per i dissidi con Firenze, s'alleò con Ludovico di Savoia, con Alfonso d'Aragona re di Napoli e la Repubblica di Siena. L'alleanza di Venezia con quest'ultima, acerrima nemica di Firenze per il predominio in Toscana, suscitò un'ondata di sdegno nella Signoria, spingendo definitivamente la politica estera fiorentina in direzione sforzesca. La guerra che Venezia portò contro lo Sforza si protrasse stancamente fino al 1454, allorché fu stipulata la pace di Lodi grazie alla mediazione di Cosimo de' Medici e di papa Niccolò V, quest'ultimo intimorito per la caduta di Costantinopoli in mano a Maometto II dell'anno precedente.

Concilio di Firenze

Estremamente importante per il rafforzamento del prestigio di Cosimo all'interno e all'esterno di Firenze fu il Concilio Ecumenico che si tenne a Firenze nel 1439. In quell'anno, grazie a cospicue elargizioni in denaro, Cosimo riuscì a convincere Papa Eugenio IV (già residente a Firenze dal 1434 a causa di una sommossa capeggiata dai Colonna a Roma) a spostare il Concilio da Ferrara a Firenze, nel quale si stava discutendo l'unione tra Chiesa latina e Chiesa bizantina. La presenza di delegati ecclesiastici cattolici e ortodossi nella città toscana non era soltanto fonte di prestigio per la piccola Repubblica e, di conseguenza, per Cosimo, ma anche per la stessa economia: la presenza di un evento di importanza mondiale rivolse gli sguardi dei sovrani italiani ed europei su Firenze, oltreché degli stessi mercanti attirati da quell'ambiente cosmopolita.

L'arrivo dei delegati bizantini a Firenze, tra cui l'Imperatore Giovanni VIII Paleologo e il Patriarca di Costantinopoli Giuseppe, con tutta una corte di colorati e bizzarri personaggi dall'Oriente, stimolò incredibilmente la fantasia della gente comune e ancora di più degli artisti fiorentini (in special modo Benozzo Gozzoli con il ciclo d'affreschi nella Cappella dei Magi), tanto che da allora si iniziò a parlare di Firenze come della "nuova Atene". A questa pletora di letterati e prelati orientali, detentori dell'antica cultura ellenica, corrispose una straordinaria fioritura di studi della filosofia platonica e della letteratura greca, avvenuta grazie alla costante presenza da allora di maestri originari di Costantinopoli (tra i quali spiccano per importanza Giorgio Gemisto Pletone e il futuro cardinal Bessarione) e alla raccolta di codici greci nella biblioteca personale di Cosimo a Palazzo Medici.

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Ultimi anni

Al momento della stipulazione della pace di Lodi (1454), Cosimo aveva sessantaquattro anni. Afflitto dalla gotta e avanzato ormai nell'età, il vecchio statista cominciò gradualmente a ridurre i suoi interventi nella politica interna e nella gestione degli affari economici del Banco. Nonostante questo progressivo defilarsi dalla scena pubblica, Cosimo continuò comunque a seguire le vicende della propria famiglia. Benché avesse lasciato la direzione del Banco al secondogenito Giovanni e ai figli del deceduto fratello Lorenzo nel 1453, il primogenito Piero lo descrisse ancora pochi mesi prima di morire come un "bene avventurato mercatante". Nella sfera propriamente politica, Cosimo lasciò le principali incombenze nelle mani di Luca Pitti, il cui governo si dimostrò però estremamente impopolare nella risoluzione del dissesto economico della Repubblica dopo anni di guerra, stato che provocò agitazioni e la congiura (fallita) di Piero Ricci nel settembre del 1457. Tra le ultime iniziative politiche compiute da Cosimo vi fu la nomina di Poggio Bracciolini a Cancelliere della Repubblica (1454-1459), dopo che l'umanista fu costretto ad allontanarsi da Roma in seguito a degli screzi col giovane Lorenzo Valla.

Fonte: Wikipedia, l'enciclopedia libera

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