DIZIONARIO ITALIANO OLIVETTI


291. Gli antichi solevano rafforzare la proposizione principale con un sì o con un e. Quando gli venne dinanzi, sì lo presentò. Novellino. – Poichè tu non vogli dimorare meco, si ti farò grazia .... S’io fossi ben certo di avere vittoria, sì non combatterei. Novellino. – Mentr’ei parlava e Sordello a sè il trasse. Dante. – Poichè tu così mi prometti, e io la ti (te la) mostrerò. Boccaccio.

Proposizioni subordinate ellittiche
292. Fra le proposizioni subordinate alcune possono farsi ellittiche, lasciando sottintendere il verbo che accompagna il predicato nominale, quando sia chiaro dal contesto. Tali sono le causali che cominciano da perchè, le concessive da benchè, sebbene, quantunque, ecc., le modali da come, non che, le condizionali da se, purchè ecc. (Vedi P. I, cap. XXI, § 9 in fine). Del che si daranno esempi parlando delle singole proposizioni.

Proposizioni attributive, soggettive, oggettive

Proposizioni attributive
293. Le proposizioni subordinate attributive si uniscono alla principale per mezzo dei pronomi relativi, il quale, che, cui e per mezzo di congiunzioni o di avverbii che ne facciano le veci, che, dove, donde, onde. Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno .... viene, quasi a un tratto, a ristringersi. Manzoni. – Par che segni il punto, in cui il lago cessa. Manzoni. – È fuoco, il quale riluce, il quale riscalda, ma non offende. Segneri. – Appresso gli dimorava una serpe, la quale bene spesso gli divorava i figliuoli. Firenzuola.

294. Siede la terra, dove nata fui (nacqui), Sulla marina, dove il Po discende. Dante. – Cominciò a fuggire per quella via, donde avea veduto che la giovane era fuggita. Boccaccio. – Serpentelli e ceraste avean per crine, Onde (da cui) le fere tempie erano avvinte. Dante. – (Vedi P. I, cap. XXV, § 26). Le cortesie, l’audaci imprese io canto Che furo al tempo che (nel quale) passaro i Mori D’Africa il mare. Ariosto. (Vedi P. I, cap. XII, § 14).

295. Il complemento attributivo può determinare anche un pronome dimostrativo (uno, alcuno ecc. colui, quello, questo ecc.). Queste popolazioni furono quelle che distrussero l’impero romano. Machiavelli. – Vedi che son un che piango. Dante. – Invece di colui che, uno che, si può usare chi (Vedi P. I, cap. XII, § 20 e seg.). In senso neutro si usa ciò che, quello che. O mente che scrivesti ciò ch’io vidi. Dante.