Pillole linguistiche

a cura del dott. Fausto Raso


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Due parole sull'impossibile


Sappiamo già che saremo sbugiardati dai vocabolari e dai linguisti (se qualcuno di costoro dovesse imbattersi in questa rubrica) su quanto stiamo per scrivere; ma andiamo avanti per la nostra strada, convinti della bontà della tesi che sosteniamo.
Ci riferiamo all'uso corretto dell'aggettivo impossibile, che significa che non può essere, che non si può fare, che non si può attuare, che non può compiersi e simili: è impossibile affrontare un viaggio con due bambini così piccoli; credo sia impossibile che riesca a ottenere quello che chiede. Bene.
Alcuni adoperano quest'aggettivo alla francese, dandogli un significato che non ha, ritenendolo sinonimo di difficile, intollerabile, insopportabile, intrattabile, scontroso, pessimo, insostenibile, inaccettabile e simili: c'è un traffico impossibile; mi ha fatto una proposta impossibile; ha un carattere veramente impossibile; fa un caldo impossibile.
Gli amatori dell'italico idioma adopereranno — in casi del genere — gli aggettivi propri che fanno alla bisogna: c'è un traffico insostenibile; mi ha fatto una proposta inaccettabile; ha un carattere insopportabile, scontroso; fa un caldo insopportabile.
Un'ultima notazione. Il termine in oggetto può anche assumere il valore di sostantivo maschile: volere l'impossibile; tentare l'impossibile; fare l'impossibile ecc.


10-07-2019 — Autore: Fausto Raso

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