Pillole linguistiche

a cura del dott. Fausto Raso


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Omicidio o delitto?


«I delitti sono proporzionati alla purezza della coscienza, e quello che per certi cuori è appena un errore, per alcune anime candide assume le proporzioni di un delitto». Questo pensiero dello scrittore francese Balzac - capitatoci casualmente sotto gli occhi - ci ha richiamato alla mente il fatto che gran parte delle persone confondono il delitto con l’omicidio, nel senso che ritengono i due termini uno sinonimo dell’altro (e la colpa, forse, è anche della stampa, maestra nell’arte di confondere le idee linguistiche alle persone sprovvedute).
No, amici cari, il delitto e l’omicidio non sono affatto sinonimi anche se l’omicidio è un... delitto, come è un delitto, del resto, il latrocinio o il rapimento. Il delitto, per tanto – lo avrete capito – è un qualunque reato. Compiono un’azione delittuosa, quindi, tutte le persone che – come dice l’etimologia del termine – vengono meno (al dovere) e commettono una mancanza. Ma cerchiamo di spiegarci meglio.
Il delitto, dunque, dal punto di vista etimologico, è il latino (al solito) delictu(m) (crimine, reato), derivato di delictum, supino del verbo delinquere. Il verbo latino, a sua volta, è composto della particella de, con valore intensivo, e del verbo linquere (lasciare, abbandonare) con il significato, quindi, di lasciare indietro, mancare e, per tanto, venir meno (al dovere), commettere una mancanza, una colpa.
Il ladro, quindi, commette un delitto rubando; l’assassino commette un delitto uccidendo. Come si può sostenere la tesi, dunque, secondo la quale delitto e omicidio sono la medesima cosa, vale a dire hanno il medesimo significato?
Le persone che commettono un reato, un delitto, delinquono, ossia – come ci fa capire l’etimologia del verbo – abbandonano la via (della giustizia, della legge). Il delinquente chi è, infatti, se non colui che si allontana dalla retta via?
E a proposito di delinquere, amici amatori del bello scrivere e del bel parlare, non seguite l’esempio deleterio dei mezzi di comunicazione di massa (stampa e radiotelevisioni) che scrivono e dicono associazione a delinquere; la sola espressione corretta è associazione per delinquere in quanto si tratta di un comunissimo complemento di fine o scopo: quale è lo scopo, il fine dell’associazione? quello di delinquere.
E il complemento di fine – come tutti dovrebbero sapere – non può essere introdotto dalla preposizione a, l’unica autorizzata è la sorella per. Associazione “per” delinquere, quindi.
Diffidate, per tanto, di coloro che nascondono la loro crassa ignoranza linguistica dietro l’ormai si dice, e le redazioni – ve lo assicuriamo – pullulano di dottori ormai si dice. Costoro, amici, compiono quotidianamente un... delitto: uccidono la lingua.
Non rendetevi complici seguendo il loro cattivo esempio. Fate vostro ciò che magistralmente dice il Manzoni: «Il delitto è un padrone rigido e inflessibile, contro cui non divien forte se non chi se ne ribella interamente». Ribellatevi, dunque, ai delitti linguistici ai quali ogni giorno gli organi d’informazione, inopinatamente, ci fanno assistere.


22-09-2009 — Autore: Fausto Raso

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