Pillole linguistiche

a cura del dott. Fausto Raso


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La bustarella...


Le cronache dei giornali ci hanno abituato, ormai da tempo immemorabile, all’impatto continuo con il termine bustarella adoperato per indicare il malcostume che alberga in alcune istituzioni pubbliche e no. Non è di questo che vogliamo occuparci, però; anche perché non è nostro compito moralizzare i gangli dello Stato, degli Enti locali e delle varie industrie pubbliche e private: per questo c’è la magistratura.
Noi ci sentiamo in dovere di moralizzare i fruitori di questo termine scritto il più delle volte (per non dire sempre) in modo errato: bustarella, con la a anziché, correttamente, con la e. Vediamo, quindi, di occuparci della formazione di alcuni diminutivi seguendo scrupolosamente le leggi grammaticali rassicurando, nel contempo, coloro che non vorranno rispettarle; in questo caso la magistratura non ha alcun potere: il reato linguistico non è previsto dal codice penale.
Se così fosse le patrie galere non sarebbero sufficienti per accogliere gran parte delle così dette grandi firme della carta stampata e no. Torniamo, dunque, a bustarella la cui esatta grafia è – come abbiamo visto – busterella, con la e. Vediamo ora il perché seguendo le norme che regolano l’alterazione dei sostantivi.
Per quanto attiene alla formazione del diminutivo la regola stabilisce che occorre togliere la desinenza e aggiungere al tema della parola in questione i suffissi –erello, –erella, –erelli, –erelle, rispettivamente singolare maschile e femminile e plurale maschile e femminile. Da busta, quindi, togliendo la desinenza a resterà il tema bust al quale aggiungeremo il suffisso –erella: busta, bust, busterella.
Un discorso a parte, invece, per quanto riguarda la tintarella, cioè l’abbronzatura della pelle che si ottiene con l’esposizione del corpo ai raggi solari. Il linguista Carlo Tagliavini consiglia di non seguire la regola grammaticale:
Trattandosi di voce originariamente dialettale, usata con una sfumatura speciale scherzosa, ci sembra sia meglio lasciarle il suo carattere originario e non tentare di toscanizzarla in tinterella.
La medesima norma grammaticale vale per acquarello la cui forma corretta è, infatti, acquerello (con la e). Alcuni dizionari ammettono, però, entrambe le grafie; noi consigliamo vivamente di attenersi alla regola: acquerello.
Altre perplessità nella formazione dei diminutivi riguardano i suffissi –etto, –etta, –etti, –ette quando nel tema della parola è presente la vocale i: ufficietto o ufficetto? Inutile, in questi casi, ricorrere al cosiddetto orecchio; la musica spesso (anzi, quasi sempre) non ci viene in aiuto. Togliamo subito il dubbio: senza la i, ufficetto. Nella formazione del diminutivo la i - puro segno grafico - non occorre per conservare il suono palatale alla consonante c.


08-01-2010 — Autore: Fausto Raso

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