I rompighiacci !? Perché no?
Stupisce il constatare che tutti (?) i vocabolari (tranne quello del Gabrielli) attestino il termine “rompighiaccio” come vocabolo invariabile. La parola in questione può essere tanto sostantivo quanto aggettivo. In funzione di sostantivo si pluralizza normalmente, come tutti gli altri di questo tipo composti con una voce verbale (rompere) e un nome maschile singolare (ghiaccio): il rompighiaccio (strumento), i rompighiacci. Resta invariato in funzione aggettivale: la nave rompighiaccio, le navi rompighiaccio; una frase rompighiaccio, alcune frasi rompighiaccio. Si clicchi su Dizionari Repubblica.it - rompighiaccio e su questo Google Libri – rompighiacci.
Abbaluginare
Ancora un verbo della nostra lingua da spolverare ridandogli la dignità e il posto che merita: abbaluginare. È ignorato dai dizionari.
Si adoperava soprattutto nella forma riflessiva abbaluginarsi e indicava il primo sonno, la prima fase del sonno, quando sembra di vedere segni di forme e colori vari: Luigi si è appena abbaluginato.
L’etimologia non è chiara essendo di origine regionale toscana, senese in particolare. Sembra, comunque, che abbia che fare con la luce.
L'onomaturgia
Forse molte persone non hanno mai sentito parlare del termine onomaturgia essendo un vocabolo settoriale della lingua italiana, riservato — come usa dire — agli addetti ai lavori. Vediamo, quindi, di... svelarlo.
Leggiamo dallo Zingarelli: « Studio linguistico che accerta la data e l'autore relativi alla coniazione di una parola. Coniazione di parole nuove, di neologismi ». Viene dal greco ὀ νοματουργός (onomatourgós, coniatore di parole ), composto con ὄνομα -- τος (ónoma, onómatos, nome ) e un derivato di ἔργον (érgon, opera, lavoro ). L’onomaturgia, insomma, è la scienza che si interessa dei neologismi.
Questi ultimi si sogliono classificare in:
a) neologismi semantici (parole già esistenti ma con un significato nuovo);
b) neologismi lessicali (parole completamente nuove);
c) neologismi sintattici(più sintagmi in luogo di singole parole).
Non sempre, però, i neologismi, le nuove parole, attecchiscono e il perché talvolta è chiaro, talaltra no. Qualche volta il neologismo, pur affermandosi, ha vita breve esaurendosi la motivazione che lo ha fatto nascere. Si pensi, per esempio, a onagrocrazia, dal greco ὄναγρος (ònagros, asino ) e - κρατία (-kratia, potere, comando ) vale a dire governo degli asini selvatici , termine coniato da Benedetto Croce e riferito al Ventennio passato. Oggi chi conosce più questa parola?
Altre volte, invece, la nuova parola ha una vita lunga e una diffusione che neppure il suo coniatore, forse, poteva immaginare. A questo proposito non crediamo che il grande matematico francese, Gaspard Monge, prevedesse il successo che avrebbe avuto, sia pure con uso traslato, il suo neologismo di fisica mirage , da cui il nostro miraggio.
I neologismi, insomma, vanno e... vengono. Nessuno è in grado di stabilire a priori se resisteranno nel tempo.
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