Dissipare
È il caso di ricordare, agli amici amatori della lingua, che le prime tre persone singolari e la terza plurale del presente indicativo del verbo dissipare hanno l’accentazione sdrucciola (con l’accento sulla prima i ): io dìssipo.
Abbiamo sentito in un servizio del Tg1 delle 13.30 di ieri un dissìpa.
Se qualcuno ha dei dubbi può cliccare su questo collegamento: Dizionario RAI.it
Quasi...
Non crediamo sia banale (non ci sovviene un termine più appropriato) — basandoci sulla nostra esperienza — spendere due parole su quasi. Molti non sanno, infatti, a quale famiglia grammaticale appartenga questo termine. Quasi , dunque, può essere tanto avverbio quanto congiunzione.
In funzione modificante (avverbiale, ricordate?) indica approssimazione e significa press’a poco, all’incirca, ormai, forse, poco meno e simili: ho quasi terminato il lavoro; penso quasi (forse) di farvi compagnia. Molto spesso è ripetuto: quasi quasi verrei a trovarvi.
Come congiunzione corrisponde a come se e introduce una proposizione modale il cui verbo deve essere tassativamente al congiuntivo: Giovanni si comportava quasi fosse il padrone dell’azienda.
Stranezze linguistiche
In lingua italiana — crediamo lo sappiano tutti — non è possibile stabilire una regola generale per distinguere il genere naturale e quello grammaticale dei sostantivi. Ciò è dimostrabile attraverso numerosi esempi.
Nel nostro idioma è infatti facile trovare sostantivi riferiti a maschi ma che sotto il profilo grammaticale sono femminili: spia; guardia; guida; sentinella. E viceversa, sostantivi grammaticalmente maschili riferiti a donne come, per esempio, soprano e contralto.
Le cose si ingarbugliano maggiormente quando, passando dalle persone alle cose, ci imbattiamo in sostantivi che secondo il genere naturale debbono essere neutri, mentre nella lingua di Dante sono ora di genere maschile ora di genere femminile.
Perché, per esempio, la guerra è femminile mentre il conflitto è maschile? Ancora. Perché il coraggio è maschile mentre il suo contrario, la paura , è femminile? Per quale motivo l’ arte è femminile e l’ artificio è maschile?
Una spiegazione per ognuna di queste stranezze ci sarebbe, anzi c’è, ed è di carattere prettamente etimologico-grammaticale, non di certo naturale.
Queste piccole noterelle per mettere in evidenza — come accennato all’inizio — il fatto che non è possibile stabilire dei criteri logici generalizzabili per la classificazione dei sostantivi nel genere femminile o maschile. Solo un buon vocabolario può venirci in aiuto.
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