Il netturbino
Gli operatori ecologici , gli uomini addetti alle pulizie delle strade, hanno subito, con il trascorrere del tempo, vari cambiamenti di nome: spazzino, netturbino. Su quest’ultima denominazione sembra non ci sia accordo — tra i vari linguisti — sull’origine etimologica del nome.
Una scuola di pensiero sostiene essere la forma contratta e attaccata di nettezza urbana con l’aggiunta del suffisso -ino indicante nomi di mestiere: nett(ezza) urb(ana) ino > netturbino.
Un’altra, invece, ritiene essere un nome mutuato da un’azienda appaltatrice di nettezza urbana della città di Palermo: Netturbe.
Sarebbe interessante conoscere il parere di qualche gentile lettore.
All'erta o allerta?
Entrambe le grafie sono corrette. In funzione di sostantivo è preferibile quella univerbata: sussiste ancora uno stato d’allerta.
Alcuni vocabolari registrano questo sostantivo di genere promiscuo: lo allerta e la allerta. A nostro modo di vedere è solo femminile e invariato: la allerta, le allerta. Perché?
Perché proviene dal sostantivo femminile erta , che significa salita ripida ( Etimo.it - allerta). Chi sta in all’erta dunque, in senso figurato, vigila guardando sempre all’insù , anzi guardando dall'alto , da un'altura.
Abbiamo sentito, da un giornalista del Tg3, i nostri allerta sono stati ignorati. È un maschile che, ripetiamo, sconsigliamo decisamente.
Presepe o presepio?
Entrambe le grafie sono corrette; la prima è forma prettamente aulica ( Etimo.it - presepe). Forse non tutti sanno, però, che questo termine oltre a indicare la rappresentazione della nascita di Gesù Cristo ha anche altri significati, che riprendiamo dal Treccani in rete: dal lat. praesepium o praesepe «greppia, mangiatoia», comp. di prae— «pre—» e saepire «cingere, chiudere con una siepe (lat. saeps saepis)»]. – 1. a. Propriam. (ma ant.), la stalla o la mangiatoia in essa situata: Vattene, agnello pieno di talento, Caro al presepio e al capo dell’armento (Giusti); anche in senso fig., con sign. affine a quello fig. di greppia: i fuchi, ingorde bestie e pigre Che solo intente a logorar l’altrui, De le conserve lor si fan presepi (Caro). In partic., secondo il Vangelo di Luca (2, 6—16), la mangiatoia ove fu deposto Gesù alla sua nascita, e insieme la grotta in cui essa si trovava: in poveri Panni il Figliol compose, E nell’umil presepio Soavemente il pose (Manzoni). b. Nell’uso com., rappresentazione plastica della nascita di Gesù che si fa nelle chiese e nelle case, nelle festività natalizie e dell’Epifania, riproducendo scenicamente, con figure formate di materiali vari e in un ambiente ricostruito più o meno realisticamente (talora anche anacronistico), le scene della Natività e dell’Adorazione dei Magi: fare, preparare il p.; le figurine del p.; un p. in cartapesta, in terracotta, in legno dipinto; un p. di ceramica faentina; un p. napoletano del Settecento; l’iconografia bizantina del p.; p. animato, in cui è dato movimento alle figure mediante congegni meccanici; p. vivente, in cui agiscono persone vere che rappresentano la scena della Natività. Più genericam., ogni rappresentazione iconografica della nascita di Cristo. 2. Nel culto di Mitra, lunga panca, simile a una mangiatoia, che si stendeva lungo le pareti della sala ipogea di culto; anche, denominazione delle varie recinzioni della sala stessa. 3.Negli stabilimenti industriali, prima che venissero istituite le camere di allattamento e gli asili nido, locale in cui durante le ore lavorative venivano accolti e custoditi i bambini lattanti delle operaie. 4. In astronomia, nome (nell’uso pop. anche greppia o mangiatoia) di un ammasso stellare visibile a occhio nudo come una grossa nebulosa, situato tra le stelle delta e gamma della costellazione del Cancro.
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