Beante

Vogliamo parlare dell’uso improprio, anzi errato, che molti fanno di beante. In buona lingua italiana questo termine è soltanto il participio presente del verbo beare , vale a dire rendere beato, felice.

Molti lo adoperano, invece, nell’accezione di aperto se non, addirittura, nel significato di sospeso : un filo elettrico beante.

Si tratta di un francesismo, per altro ridicolo, tratto da béant derivato dall’antico verbo béer, essere aperto.

In quest’ultimo significato è tollerato, in lingua italiana, solo nel linguaggio medico: una ferita beante (aperta). I vocabolari, però...

01-03-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink


Praticamente...

Molte persone usano nel parlare degli intercalari, vale a dire parole o piccole frasi che, senza rendersene conto e senza alcuna necessità, inseriscono nel discorso. Questo vizio locutorio si riscontra soprattutto nei politici. Chi è affetto da questa patologia verbale, se ama il bel parlare, deve sforzarsi di... curarla.

Uno degli intercalari più frequenti è praticamente. «Prima di usarlo — suggerisce il linguista Luciano Satta — vediamo se questo avverbio serve: il più delle volte no, tranne un certo desiderio di attenuare, ma allora il “praticamente” è parola troppo di comodo, e vagamente ipocrita. Inoltre non definisce bene il concetto: scrivendo (o dicendo, ndr) “L’illuminazione è ‘praticamente’ inesistente” non si spiega se l’illuminazione è solo difettosa o se c’è così poca luce che si va a sbattere la testa contro i lampioni».

28-02-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink


Omaggio 

In questo periodo l’ omaggio , infatti, è particolarmente di moda, soprattutto presso i commercianti che, per farsi pubblicità, sogliono omaggiare i propri clienti. Cos’è, dunque, questo omaggio ?
Il termine, intanto, non è schiettamente italiano ma francese: hommage, derivato da homme, a sua volta tratto dal… latino homo.
Nel Medio Evo venne chiamato omaggio l’atto con il quale il vassallo o il feudatario poneva le proprie mani distese e giunte fra la destra e la sinistra del suo signore, davanti a lui, a capo scoperto, dichiarandosi uomo (homme) di suo tenimento , cioè servo a lui fedele e obbligandosi, soprattutto, al servizio militare.
Per estensione il vocabolo ha acquisito, in seguito, l’accezione di rispetto, di onore, di stima e coloro che intendono manifestare questa stima, questo onore, offrono, per l’appunto, un omaggio, cioè un dono.
Per i vocabolari, infatti, l’omaggio è ciò che viene offerto gratuitamente, in dono, per motivi specialmente pubblicitari.
Ma attenzione amici nell’omaggiare, cioè nell’ossequiare, perché come fa notare Abate Galiani nelle Lettere, « nel fare una profonda riverenza a qualcuno, si volta sempre le spalle a qualche altro ».

27-02-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink




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