Questi e quegli (uso corretto)
È errato, quindi, dire o scrivere « ho detto a questi di venire »; il pronome questi — nell’esempio — non è in funzione di soggetto ma di complemento di termine e in quanto tale è errato. Si dirà, correttamente, « ho detto a questo di venire ».
Non seguite l’esempio, se amate la lingua, di alcune così dette grandi firme del giornalismo (grandi in che cosa?), che per mera presunzione prendono sistematicamente a pedate la lingua italiana e adoperano questi e quegli tanto come soggetti tanto come complementi.
Loro — dicono — essendo grandi possono permettersi il lusso di maltrattare la lingua (a loro piacimento) come quando scrivono, per esempio, fuorilegge (grafia univerbata) nel significato di fuori della legge e non, nell’accezione corretta, di bandito, delinquente e simili. Il termine si scrive in due parole quando si intende indicare la contravvenzione a una norma: un comportamento fuori legge. No, amici, non possono e non hanno alcun titolo per farlo. Quando lo fanno sono dei fuorilegge , dei banditi della lingua. E i banditi vanno puniti severamente. In questo caso, come? Semplice: non leggendo i loro articoli e i loro libri.
Perdonateci se insistiamo: siamo proprio stanchi di vedere il dispensatore dei consigli per gli acquisti... dispensare anche consigli sui libri da leggere, libri che il più delle volte servono solo da tappezzeria, perché scritti da autori linguisticamente presuntuosi o — peggio — semianalfabeti. Ma tant’è.
La lingua, amici, è una cosa seria. Non per nulla si dice che « ferisce più la lingua che la spada ». E coloro che adoprano e dispensano la lingua in modo errato feriscono — irrimediabilmente — la sensibilità linguistica delle persone che, invece, amano l’idioma di Dante.
L'accordo del verbo
L’accordo del verbo con il soggetto è, molto spesso, causa di dubbi. Vediamo, per quanto possibile, di scioglierli. La norma stabilisce che il verbo concorda con il soggetto nel numero (singolare e plurale) e nella persona: io parto; tu cammini; noi leggiamo; essi dormono.
Se una proposizione (o frase) ha due o più soggetti il verbo si mette — in linea generale — nella forma plurale: Pasquale e Carlo erano amici d’infanzia.
Esiste, tuttavia, una deroga alla norma generale, cioè il verbo può avere sia la forma singolare sia la forma plurale nei seguenti casi: a) quando il soggetto è rappresentato da un nome collettivo seguito da un complemento di specificazione: un gruppo di scolari partì / partirono per una gita ; b) quando i soggetti sono separati tra loro dalle congiunzioni disgiuntive o, oppure, né : né la forza né la persuasione è / sono bastata / bastate ; c) quando i soggetti sono riuniti dalla preposizione con : Giovanni con Daniela passeggiava / passeggiavano in giardino ; d) quando i soggetti inanimati sono considerati un tutt’uno, quando esprimono, cioè, un’unica idea: l’amore e la comprensione del padre fu / furono determinante / determinanti ; e) quando i soggetti si intendono riferiti a uno stesso verbo: tuoni, fulmini e lampi si abbatté / abbatterono sul Paese.
Un’ultima notazione. Quando i soggetti sono di genere diverso il verbo si pone sempre nella forma plurale maschile: Pasquale, Giovanna e Serafina furono rimproverati dal direttore. Se si tratta, però, di soggetti inanimati (di cose) il verbo può concordare col soggetto più vicino: aerei e navi furono avvistate, ma anche (e forse è meglio) avvistati.
Invertisco
Ci scrive Antonio F., da Lodi: «Gentilissimo dr Raso, seguo da tempo la sua impareggiabile nonché preziosissima rubrica sulla lingua italiana dal quale ho appreso e apprendo sempre informazioni linguistiche sottaciute dalle varie grammatiche. Le scrivo per un dubbio che mi assilla da qualche giorno: è corretto dire “io invertisco” in luogo di “io inverto”? L’ho sentito da un amico. Grazie se prenderà in considerazione la mia domanda».
Cortese Antonio, perché mai non dovrei prendere in considerazione la sua richiesta? E veniamo al quesito. Sì, è corretto invertisco , anche se non comune. Molti verbi della III coniugazione, quelli in -ire , possono avere due forme, la normale (io inverto) e quella incoativa (io invertisco).
La forma incoativa si ha inserendo l’infisso -isc- fra il tema e la desinenza. Mentire e tossire, per esempio, si possono coniugare con le due forme (tosso/tossisco; mento/mentisco).
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