Passare in cavalleria
Ci scrive Gennaro S., da Capua (CE): « Gentile dott. Raso, potrebbe spiegare, cortesemente, cosa significa “passare in cavalleria”? Sento spesso quest’espressione ma, le confesso, non ne “afferro” il significato. Seguo sempre le sue “noterelle” sul buon uso della lingua italiana. Grazie e cordialità ».
Appena attaccata la cornetta del telefono Giannino si rivolse alla moglie con aria mesta ed esclamò: « Ormai di quell’affare non se ne fa più nulla, non se ne parla più, cara, è passato in cavalleria ».
Il figlio Marco, sentendo questa frase che ai suoi orecchi sonava ridicola, non poté fare a meno di chiedere spiegazioni circa l’uso e le origini. Come può un affare andare a cavallo, pensò, e soprattutto che cosa significa passare in cavalleria ?
Si usa questo modo di dire — come i più sanno — quando si vuole mettere in risalto il comportamento scorretto di una persona alla quale è stato prestato un oggetto che non viene più restituito; oppure, per estensione, il comportamento non cavalleresco di una persona che trascura, ma soprattutto che non mantiene gli impegni presi e concordati. Quante volte, gentili amici, vi sarà capitato di notare che un accordo preso con qualcuno non è stato rispettato e che il tutto è passato in cavalleria ? Per contarle occorrerebbe una calcolatrice. Ma vediamo l’origine della locuzione che ci è stata tramandata dal gergo militare.
Nei tempi passati nell’arma di Cavalleria militavano, per lo più, nobili e ricchi, mentre nella Fanteria prestavano servizio soldati di umili origini che nulla potevano contro i soprusi cui venivano sottoposti da parte dei cavalieri: ai fanti venivano sequestrati vesti, coperte, vettovaglie e tutto ciò che potesse rendere più confortevole la vita militare al “cavaliere”.
Va da sé che gli oggetti passati in cavalleria non venivano più restituiti ai legittimi proprietari: di qui il passaggio di significato.
Rinnovare il carcere duro
L’accezione primaria del verbo rinnovare è rendere nuovo , si veda rinnovare.
Questa piccola premessa per introdurre un titolo di Libero di alcuni giorni fa, anzi un sommario, come si dice in gergo giornalistico: « Nel 1993 il Guardasigilli Conso non rinnovò il carcere duro a 140 boss ».
Tralasciamo il barbarismo boss e occupiamoci del verbo, che a nostro modo di vedere è adoperato impropriamente se non, addirittura, errato.
I titolisti del giornale avrebbero dovuto impiegare un verbo appropriato, nella fattispecie confermare, prolungare e simili.
Qualche linguista d’assalto ci contesterà, ma andiamo avanti convinti della bontà della nostra tesi. Etimo.it - rinnovare
Assorbire e calcolare
A nostro modo di vedere, questi due verbi non vengono quasi mai adoperati a dovere. Cominciamo con calcolare , il cui significato proprio è fare i conti, i calcoli (i latini usavano i sassolini, i calcoli per fare i.... calcoli; di qui il verbo).
Spesso si usa col significato di stimare, valutare, considerare, soppesare, pensare e simili: partiamo domani mattina alle sei e calcoliamo di essere da te entro un’ora e mezzo. Un costrutto simile è un francesismo, e in buona lingua italiana — a nostro avviso — è da evitare.
Lo stesso discorso per quanto riguarda il verbo contare: conto su di te. Molto meglio: faccio affidamento su di te.
E veniamo al verbo assorbire il cui significato principe è inghiottire liquidi ( Etimo.it — assorbire). Nell’uso corrente si adopera nel senso di portar via, consumare, prendere, esaurire, impegnare e simili: non posso uscire perché il lavoro mi assorbe tutto il pomeriggio. È un uso improprio del verbo. Si dirà, più appropriatamente: il lavoro mi impegna tutto il pomeriggio.
Per quanto riguarda la coniugazione può prendere o no l’infisso -isc- : assorbo e assorbisco. Ha due participi passati: assorbito e assorto. Quest’ultimo di uso raro, però.
- Dizionario italiano
- Grammatica italiana
- Verbi Italiani
- Dizionario latino
- Dizionario greco antico
- Dizionario francese
- Dizionario inglese
- Dizionario tedesco
- Dizionario spagnolo
- Dizionario greco moderno
- Dizionario piemontese