Il magnicidio
Sì, il termine che avete appena letto non è lemmato nei vari vocabolari della lingua italiana, ma si potrebbe adoperare per sopperire a un vocabolo mancante della nostra lingua atto a indicare l’uccisione di una grande personalità, come ci suggerisce Enzo La Stella, al quale diamo la parola.
«L’uccisione (in latino caedes, riconoscibile ad onta della modificazione fonetica imposta da norme che qui non vale la pena ricordare, nel nostro -cidio) di un uomo si chiama omicidio(homo), quella del padre parricidio (pater), quella del coniuge uxoricidio (uxor), quella di un sovrano regicidio(rex) e così via.
Ma, quando ad essere assassinato è un grande personaggio di stirpe non reale (...), alla nostra lingua corrente manca il termine specifico: proponiamo quindi l’adozione del latinismo magnicidio(magnus) ben vivo nella lingua spagnola con il senso, appunto, di uccisione di un alto personaggio.
Alla stessa categoria di nomi appartengono, fratricidio e genocidio (strage di un’intera popolazione, γένος, génos in greco), che, nella drammatica vicenda da cui sono travolte le popolazioni dell’ex Iugoslavia, i Serbi hanno tradotto con l’eufemistico neologismo di pulizia etnica.»
Wordreference - magnicidio
Lo zabaglione?
Stupisce il constatare che la voce errata zabaglione sia registrata anche dai migliori vocabolari. Il vocabolo in oggetto si scrive senza il digramma gl: zabaione.
Il termine sembra provenire dall’illirico zabaia (una sorta di bevanda) con l’aggiunta del suffisso accrescitivo -one (zabai-one). Il digramma gl, come si può vedere, non è insito nella radice del sostantivo. Vediamo ciò che scrive, in proposito, il linguista Luciano Satta.
«Esempio di parola in crisi. Sempre si è predicato che zabaglione è grafia errata; e sempre qualcuno ha scritto così. Ora la grafia errata è comparsa anche su un vocabolario (quasi tutti, aggiungiamo, NdR). Abbiamo voluto segnalare la cosa, perché nessuno sia colto di sorpresa; ma, prepotenza dell’uso a parte, non vediamo la ragione di un cambiamento, e consigliamo la grafia vecchia».
Etimo.it - zabaione
La sinergia
Se c’è un termine, oggi, di cui si fa abuso, e molto spesso a sproposito, questo è la sinergia. Molti lo adoperano perché è di moda ma non sanno esattamente cosa sia. Chiediamo lumi, dunque, a Cesare Marchi.
«Si parla spesso di sinergie. Riferendosi specialmente agli editori di giornali che cercano, mediante le sinergie, di abbassare i costi. La parola viene dal greco συν- (syn-, insieme), e ἔργον (èrgon, opera, azione); vale a dire collaborazione. Grazie alle sinergie, la stessa pagina può comparire su testate differenti.
Ma contro questa novità tecnologica i giornalisti han dimostrato allergìa, che deriva pure da ἔργον (èrgon) e vuol dire reazione contraria. Temono infatti che lo scambio di pagine preconfezionate riduca i posti di lavoro.
Questa del resto è una preoccupazione comune a tutti i lavoratori, compresi gli addetti alla metallurgìa, altro vocabolo derivante da ἔργον (èrgon), cioè lavorazione dei metalli. Lavoro duro, per il quale occorre molta energìa(il solito ἔργον èrgon).
Tuttavia il lavoro va inteso come strumento di liberazione dell’uomo, non come una condanna a vita. Insomma non deve essere un ergastolo; dal greco ἐργαστήριον (ergastérion, casa di lavoro per schiavi e condannati ai lavori forzati).
Quando un malato ha bisogno d’un intervento operatorio, si affida al chirurgo, medico che opera con le mani, dal greco χείρ (chèir, mano) e ἔργον (èrgon), opera. Per tornare alla sinergìa, questo termine è stato mutuato dalla scienza medica in quanto è un fenomeno per cui un dato effetto terapeutico si ottiene mescolando due o più medicamenti che interagiscono provocando sull’organismo un’azione più efficace e immediata.
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