Ora di punta
Ci scrive Stefano T. da Enna: «Gentilissimo dr Raso, il caso ha voluto che mi imbattessi nella sua meravigliosa rubrica, che non abbandonerò più. Ne approfitto sperando che possa soddisfare una mia curiosità che mi assilla da tempo: perché si dice “ora o ore di punta”? Grazie per il suo meritorio lavoro. Cordialmente».
Cortese Stefano, si dice ora o ore di punta — come lei sa — per indicare le ore della giornata in cui si registra un maggiore afflusso di persone in un determinato luogo.
L’espressione è mutuata dai diagrammi statistici, in cui l’indice più alto si stacca nel grafico come una punta.
L’espressione, però, è invisa ai puristi che la ritengono ardita. Per costoro sarebbe meglio dire ore di maggior folla, ore di affollamento o espressioni simili.
Immancabilmente
Due parole, due, su un avverbio che, a nostro modo di vedere, molto spesso è adoperato impropriamente: immancabilmente. E ci spieghiamo.
Sovente è usato con l’accezione di indubbiamente, certamente, sicuramente e simili: ti telefonerò, immancabilmente (certamente, sicuramente, senza dubbio), la prossima settimana.
Il significato proprio dell’avverbio è, invece, senza mancanza, che non subisce una mancanza, sempre, potremmo dire, derivando dal verbo mancare.
È corretto, quindi, solo in frasi in cui c’è il concetto di mancanza: ogni domenica, immancabilmente (non manca mai) va allo stadio per assistere alla partita del cuore.
Tornare, verbo transitivo?
Ci scrive Rossana V. da Rovigo: «Egregio dott. Raso, le sarei veramente grata se potesse sciogliermi un dubbio “atroce”. Conversando con un mio amico del più e del meno e chiedendo notizie di un amico comune mi ha risposto che aveva rotto i rapporti con quest’ultimo perché gli aveva prestato un libro e “non glielo aveva più tornato”. È corretta quest’espressione? Non si deve dire “non glielo aveva più restituito”? Grazie e complimenti per la sua impareggiabile rubrica. Cordialmente».
Gentilissima Rossana, il verbo tornare, adoperato transitivamente, con l’accezione di restituire si trova in ambito letterario. Se non sbaglio, però, si riscontra anche nelle parlate dell’Italia meridionale.
Non mi sembra condannabile, quindi, anche se personalmente non lo adopererei nemmeno in scritti sostenuti. Guardi anche questo collegamento al foro della Crusca:
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