Uso corretto di meno
Due parole, due, su meno che può essere aggettivo, avverbio, pronome e sostantivo. In funzione di avverbio è il comparativo irregolare di poco e serve per formare il comparativo di minoranza: meno difficile; meno appropriato.
È quindi errato il comparativo più poco anche se, per la verità, è abbastanza frequente nell’espressione il più poco possibile; locuzione che — a nostro avviso — in buona lingua è da evitare.
È adoperato molto spesso, invece, in luogo di minore: con quell’arnese si fa meno (minore) fatica.
Per gli altri usi corretti di “meno” rimandiamo a ciò che dice il Sabatini Coletti: http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/M/meno.shtml
Il misoneista e l'eidotropio
Tra le parole della nostra lingua che andrebbero salvate ci piace ricordare misoneista e eidotropio, ambedue di derivazione classica.
Il primo vocabolo, aggettivo e sostantivo, è tratto da misoneismo [dalle voci greche μῖσος (misos, odio) e νέος (nèos, nuovo)]. Il misoneista avversa, odia le novità. È, dunque, sinonimo di conservatore.
Il secondo termine, ci fa notare Ottorino Pianigiani, è una voce modernamente formata dal greco εἴδος (èidos, aspetto, figura) e τρέπω (trépo, girare) ed è uno strumento che fa vedere, in un gioco ottico, delle forme diverse.
Forse e bene
1) un dubbio, un’incertezza, un’esitazione: forse arriverò giovedì prossimo;
2) un permesso, una concessione: forse potresti provare ;
3) una speranza, una possibilità: forse riusciremo in quell’impresa;
4) un’ironia: do fastidio, forse? esclamò il rapinatore;
5) un’approssimazione: erano forse cinque le persone coinvolte;
6) un caso (nelle interrogative): quando sei uscito hai forse incontrato Luigi?
Da notare che nelle interrogative retoriche accentua la negazione o l’affermazione: è forse una bugia ciò che ti sto dicendo?; forse che non rammenti che ne abbiamo già discusso?
Bene, invece, può essere tanto sostantivo quanto avverbio. Si può troncare in ben, nel caso sempre senza apostrofo, anche davanti a sostantivi femminili: ben amato, ben amata. Una forma particolare di troncamento in vocale con l’apostrofo è be’ (ebbene, dunque) adoperata come avverbio concessivo, avverbio conclusivo e avverbio interrogativo: be’, cosa desideri?
Nelle parole composte che cominciano con la consonante p, contravvenendo alla regola grammaticale, la n non si tramuta in m in quanto i componenti sono ancora avvertiti come distinti: benportante (ben portante); benpensante (ben pensante) ecc.
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