Il misoneista e l'eidotropio
Tra le parole della nostra lingua che andrebbero salvate ci piace ricordare misoneista e eidotropio, ambedue di derivazione classica.
Il primo vocabolo, aggettivo e sostantivo, è tratto da misoneismo [dalle voci greche μῖσος (misos, odio) e νέος (nèos, nuovo)]. Il misoneista avversa, odia le novità. È, dunque, sinonimo di conservatore.
Il secondo termine, ci fa notare Ottorino Pianigiani, è una voce modernamente formata dal greco εἴδος (èidos, aspetto, figura) e τρέπω (trépo, girare) ed è uno strumento che fa vedere, in un gioco ottico, delle forme diverse.
Forse e bene
1) un dubbio, un’incertezza, un’esitazione: forse arriverò giovedì prossimo;
2) un permesso, una concessione: forse potresti provare ;
3) una speranza, una possibilità: forse riusciremo in quell’impresa;
4) un’ironia: do fastidio, forse? esclamò il rapinatore;
5) un’approssimazione: erano forse cinque le persone coinvolte;
6) un caso (nelle interrogative): quando sei uscito hai forse incontrato Luigi?
Da notare che nelle interrogative retoriche accentua la negazione o l’affermazione: è forse una bugia ciò che ti sto dicendo?; forse che non rammenti che ne abbiamo già discusso?
Bene, invece, può essere tanto sostantivo quanto avverbio. Si può troncare in ben, nel caso sempre senza apostrofo, anche davanti a sostantivi femminili: ben amato, ben amata. Una forma particolare di troncamento in vocale con l’apostrofo è be’ (ebbene, dunque) adoperata come avverbio concessivo, avverbio conclusivo e avverbio interrogativo: be’, cosa desideri?
Nelle parole composte che cominciano con la consonante p, contravvenendo alla regola grammaticale, la n non si tramuta in m in quanto i componenti sono ancora avvertiti come distinti: benportante (ben portante); benpensante (ben pensante) ecc.
Piazzare e rimpiazzare (rimpiazzarsi)
Ecco due verbi che — anche se attestati dai vocabolari — a nostro modo di vedere — sono da evitare in buona lingua italiana essendo dei francesismi. Entrambi derivano, infatti, dal francese place (piazza, posto, luogo, spazio).
Il primo si può benissimo... rimpiazzare, secondo i casi, con disporre, collocare, mettere, fissare, sistemare, vendere, giungere, arrivare e simili: quel commerciante disonesto mi ha piazzato (venduto) una lavatrice usata; quel maratoneta si è piazzato (è arrivato) quarto. Nel gergo ippico, però, cavallo piazzato è ormai consolidato e quindi... insostituibile.
Il secondo, sempre secondo i casi, si può — in buona lingua — sostituire con… sostituire, succedere, subentrare, supplire, dare il cambio, scambiare e simili: Giulio è stato chiamato a rimpiazzare (sostituire) il capufficio, che è in ferie.
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