Senonché e sennonché
Un cortese lettore di Latina si domanda (e ci domanda) quale grafia sia da preferire tra senonché e sennonché, visto che molto spesso sulla stampa trova entrambe le grafie.
Non si tratta di preferenza, gentile amico, ma di correttezza e la grafia corretta è solo quella con due n (sennonché), perché una legge grammaticale stabilisce che le consonanti che seguono la congiunzione se debbono essere raddoppiate. C’è però, un... però.
Anticamente si usava distinguere le funzioni del sennonché. Se aveva il significato di fuorché, tranne che e introduceva, quindi, una proposizione eccettuativa, si scriveva con una sola n: non dico altro senonché occorre fare ogni sforzo per aiutarlo; se, invece, aveva il significato di ma e introduceva una proposizione coordinata si scriveva con due n: sarei dovuto partire ieri, sennonché un impegno improvviso me lo ha impedito.
Oggi tutti i sacri testi (tranne sparute eccezioni) sono concordi nel consigliare la sola grafia sennonché per rispettare la legge grammaticale.
Lo asma o la asma?
Mi piacerebbe capire, una volta per tutte — ci scrive il lettore Severino di Viterbo — se il sostantivo asma è di genere maschile o femminile: una volta leggo un’asma, un’altra un asma.
La questione cortese amico, è controversa. Da tempo immemorabile linguaioli e vocabolari si accapigliano per stabilirne il sesso, appunto.
Alcuni vocabolari seguendo la regola della grammatica secondo la quale i sostantivi in -a sono femminili si schierano recisamente per il femminile, appunto: un’asma.
Altri salomonicamente, sono per il genere bisex; altri ancora sono decisamente per il maschile: un asma (senza apostrofo).
Noi, sommessamente, propendiamo per questi ultimi. E per una ragione semplicissima e logico-linguistica: buona parte dei sostantivi di derivazione greca, quelli che finiscono in -ma e -ta sono di genere maschile. Non abbiamo, infatti, il poema, il teorema, il pianeta, il poeta, il tema, il dramma?
Perché, dunque, asma, finendo, appunto in -ma dovrebbe essere un’eccezione e prendere il genere femminile?
Chi sostiene la femminilità di asma dovrebbe scrivere, nel plurale, le asme e non come correttamente deve essere gli asmi o gli asma.
Sono punto contento
Gentile Mario di Monterotondo, l’avverbio punto (l’aggettivo è un toscanismo e in buona lingua italiana è da evitare) non necessariamente deve essere in compagnia di una negazione. Si può dire, per tanto, sono punto contento o non sono punto contento.
Quando nacque ebbe il significato di minima quantità, poco e simili. In questo senso e senza negazione l’adopera il principe degli scrittori, Alessandro Manzoni.
C’è da dire, però, che nell’uso è più frequentemente usato con l’accezione di niente affatto per rafforzare una frase negativa: non sono punto soddisfatto del tuo comportamento.
La legge grammaticale, cortese amico, lascia, quindi, libera scelta — al parlante e allo scrivente — circa l’uso della negazione con l’avverbio punto.
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