Ad alcuni la fortuna capita dormendo

Il cortese lettore Biagio di Viareggio desidera conoscere l’origine del detto «Ad alcuni la fortuna capita dormendo» il cui significato — fa notare lo stesso lettore — non abbisogna assolutamente di spiegazioni.
La locuzione, gentile amico, di provenienza francese e probabilmente non molto conosciuta, è tratta da un episodio che alcuni autori attribuiscono a Enrico III, altri a Luigi XI.
Un giorno il sovrano, entrato nella Chiesa di Nostra Signora di Aléry per assistere ai Vespri, fu avvicinato da un invadente prelato che chiedeva alcuni benefizi.
Il re, seccatissimo per quell’invadenza, si guardò attorno e notò un prete che dormiva tranquillamente in un angolo della Chiesa.
Chiamò uno del suo seguito e ordinò che fosse concesso quanto aveva chiesto il prelato a quel pretino che nulla aveva preteso, ovviamente, perché dormiva.

30-11-2015 — Autore: Fausto Raso — permalink


Calare la tela

Questo modo di dire — richiestoci dal lettore Giuseppe M. di Lamezia Terme — che significa «porre fine a un argomento, a una discussione, a una situazione» e simili, dovrebbe esser noto agli appassionati di teatro.
La locuzione viene, infatti, dal gergo teatrale: si cala la tela, cioè il sipario, quando è finita una rappresentazione.
Un tempo il sipario era costituito da una tela, vale a dire da un drappo arrotolato su sé stesso che veniva calato dall’alto.
Solo più tardi fu sostituito dalla coppia di tende che scorrono lateralmente. Ancora oggi, però, nei copioni si adopera la dicitura cala la tela per indicare il cambio di una scena o la fine di un atto.
Di qui, per l’appunto, l’uso figurato dell’espressione.

28-11-2015 — Autore: Fausto Raso — permalink


Suo e proprio

Alcuni ritengono che gli aggettivi suo e proprio si possono adoperare indifferentemente perché sono sinonimi. Non è proprio così. Suo e proprio, è bene chiarirlo, sono sinonimi solo in alcuni casi: Giovanni conferma le sue/le proprie idee, ha messo a profitto la sua/ la propria capacità comunicativa; a volte si rafforzano a vicenda: Goffredo ha scritto la lettera di sua propria mano.
L’uso di proprio, in particolare, è obbligatorio — secondo la legge grammaticale — nelle costruzioni impersonali: occorre difendere i propri convincimenti; è preferibile a suo, invece, quando il soggetto della frase è un pronome indefinito e in frasi che altrimenti potrebbero originare fraintendimenti di senso (e in casi del genere proprio si riferisce al soggetto): ognuno può manifestare il proprio pensiero; Luca ha dato un passaggio a Giuseppe con la propria automobile (l’uso di sua potrebbe generare ambiguità, cioè equivoci, sul proprietario dell’automobile). 
Suo non può essere sostituito da proprio nei seguenti casi:
1) quando non si riferisce al soggetto della proposizione, sia in funzione di aggettivo, sia in quella di pronome: Il suo appartamento si trova al quinto piano; mio figlio è più giovane del suo;
2) in frasi idiomatiche: non ha nessun santo dalla sua; ne ha detta, fatta, combinata una (un’altra o qualcuna) delle sue; stare sulle sue e simili;
3) quando suo ha valore avverbiale e sta per spontaneamente, naturalmente, ovviamente: lascialo in pace, già è nervoso di suo; Lucilla non si trucca, è bella di suo;
4) infine, con valore aggettivale e adoperato per lo più nella forma femminile, quando sottintende il possedimento carnale: Anna non era mai stata sua.

27-11-2015 — Autore: Fausto Raso — permalink




I nostri siti
En français
In english
In Deutsch
En español
Em portugues
По русски
Στα ελληνικά
Ën piemontèis
Le nostre applicazioni mobili
Android