Drastico: uso e abuso
Probabilmente qualche lettore amante del bel parlare e del bello scrivere non concorderà su quanto stiamo per scrivere, ma ci facciamo forti della democrazia anche in campo linguistico. Molto spesso si fa un uso abusivo dell’aggettivo drastico, sarebbe necessario, quindi, che tutti conoscessero il suo... impiego originario. Vediamo, intanto, la sua origine.
Viene dal greco δραστικός
(drastikòs), tratto da δρᾶν (dran, agire). Drastico significa, per tanto, che agisce con efficacia. Per il suo significato fu adoperato, in origine, in campo medico: è un drastico medicinale, per evidenziare, appunto, la sollecita efficacia.
In seguito se ne fece un uso metaforico non condiviso da Alfredo Panzini il quale sosteneva, per l’appunto, che i drastici provvedimenti presi gli sembravano un po’ troppo metaforici. Se drastico significa, infatti, che agisce con efficacia non si può dire che i provvedimenti sono drastici fino a quando non se ne vedono gli effetti. Ma questo ragionamento, forse, è un po’ troppo cavilloso perché significa voler cercare, a tutti i costi, il classico pelo nell’uovo.
L’abuso (potremmo dire errore?) nasce quando all’aggettivo drastico si vuol dare il significato di notevole: c’è stato un drastico (notevole) aumento delle bollette telefoniche. Oppure quando si adopera il suddetto aggettivo come sinonimo di severo.
Basterebbe — prima di scrivere o di parlare — riflettere un attimo (non attimino, per carità!) sul significato delle parole da usare (ricorrendo, eventualmente, all’ausilio di un buon vocabolario, uno di quelli con la V maiuscola) per non incappare in inesattezze o in errori che alcune volte rasentano il ridicolo: la situazione meteorologica è drastica; ancora mal tempo dalle Alpi alla Sicilia.
Abbiamo esagerato anche questa volta? I vocabolari, purtroppo, non sono tutti dalla nostra parte.
Rione e quartiere
Il lettore Emanuele T. ci scrive: «mi sono trasferito temporaneamente a Roma per motivi di lavoro. Ho notato che alcune targhe stradali hanno in alto, sulla destra, la scritta R. II, per esempio; altre, invece, sempre a mo’ d’esempio, Q. VII. Sa spiegarmi, cortese dottore, il significato di queste strane sigle?»
Nessuna stranezza, cortese Emanuele. R sta per rione (R.II, rione secondo), Q per quartiere (Q. VII, quartiere settimo). I rioni sono quelle porzioni di città che si trovano all’interno delle Mura Aureliane; i quartieri, invece, fuori delle Mura.
Dizionari Repubblica.it - rione
Dizionari Repubblica.it - quartiere
L'agogica
Il lettore Saverio G. di Macerata ci chiede: «che cosa è l’agogica? Ho sentito questo termine da un compagno di scuola di mia figlia. Grazie in anticipo se avrò una risposta».
L’agogica, cortese amico, come si legge nel vocabolario Gabrielli in rete, è «l'insieme delle piccole modificazioni di tempo che si possono apportare a un dato ritmo musicale, per ragioni interpretative, durante l'esecuzione».
Per una spiegazione più esaustiva la rimando a quanto dice l’enciclopedia Wikipedia: «L'agogica (voce dotta dal tardo greco, ἀγωγή, agogè, condotta, movimento) è il complesso delle leggere modificazioni dell'andamento apportate a un pezzo durante la sua esecuzione per ragioni squisitamente interpretative.
Il termine fu introdotto nella moderna terminologia musicale da Hugo Riemann, dove sta ad indicare anche la disciplina che studia il fenomeno.
Le alterazioni del valore delle note e delle pause che costituiscono l'agogica spesso non sono indicate nel testo musicale, o lo sono in modo generico, come nel caso del rubato. Anche indicazioni più precise, come accelerando, rallentando, stringendo e ritardando, lasciano all'esecutore un ampio margine di discrezionalità.
Le variazioni agogiche sono distinte da quelle dinamiche, che consistono nelle variazioni delle intensità sonore. Tuttavia, i due parametri sono spesso abbinati e interagiscono variamente, tanto nella pagina scritta, quanto nel momento dell'esecuzione.
In diversa accezione, il vocabolo fu utilizzato già nel medioevo da Marziano Capella per indicare il movimento ascendente della melodia. Sono dei simboli o segni che indicano il cambiamento di tempo momentaneo della velocità. Si usano alcune parole convenzionali come: rallentando, ritardando, accelerando ecc.
- Dizionario italiano
- Grammatica italiana
- Verbi Italiani
- Dizionario latino
- Dizionario greco antico
- Dizionario francese
- Dizionario inglese
- Dizionario tedesco
- Dizionario spagnolo
- Dizionario greco moderno
- Dizionario piemontese