L'articolo? Alcune volte è superfluo

L'articolo, come recitano i vocabolari e le grammatiche, è quella parte variabile del discorso che determina e distingue il nome o il pronome a cui è unito. Alcune volte, però, il suo uso è superfluo e va a discapito della scorrevolezza dei nostri scritti: sta alla nostra sensibilità linguistica, dunque, l'uso dell'articolo.
Vediamo, piluccando qua e là, alcuni casi in cui l'articolo (superfluo) appesantisce il discorso. In corsivo l'articolo superfluo.

L'oratore ha parlato in un modo meraviglioso; nel nostro Paese la caccia è quasi esclusivamente praticata  allo  (a) scopo di diporto; l'insegnante aveva da fare con degli alunni incorreggibili; l'uomo rapito e tenuto prigioniero per sei mesi non ebbe che del pane e dell'acqua; il giovane arrestato ha confessato ai giudici delle cose da fare inorridire; quel ragazzo aveva delle orecchie enormi, che lo rendevano veramente ridicolo; gli ospiti stranieri hanno voluto rendere un omaggio ai nostri Caduti; tutto ciò fu una mera illusione.

11-04-2015 — Autore: Fausto Raso — permalink


Un che ambiguo

Il  pronome relativo “che“ non collocato al posto giusto nel corpo della proposizione può creare ambiguità (nel gergo linguistico questo processo si definisce anfibologia e i giornali, purtroppo, sono maestri in questo campo.
Vediamo, dunque, piluccando qua e là dalla stampa, come consuetudine, alcuni pronomi che mal collocati. In corsivo i che errati e in parentesi quelli messi al posto giusto.

Il generale che stimò di più Napoleone (che Napoleone stimò di più) fu Massema; lo scopo che si prefigge l'inchiesta (che l'inchiesta si prefigge) è di scoprire, naturalmente, il colpevole; dentro la gabbia c'era il cagnolino che prediligeva il bimbo (che il bimbo prediligeva): un barboncino bianco; i fiori che coltivano i giardinieri (che i giardinieri coltivano) con maggiore cura sono le rose e i garofani; la belva che aveva ucciso il cacciatore (che il cacciatore aveva ucciso) era una magnifica tigre.

Dizionari Repubblica.it - anfibologia
Etimo.it - anfibologia

04-04-2015 — Autore: Fausto Raso — permalink


Trovare il diavolo nel catino

Gli amici lettori non più tanto giovani conosceranno senz'altro questa locuzione adoperata — un tempo — per mettere in evidenza il fatto che una persona è arrivata tardi a un appuntamento e non può più fruire di un beneficio, ma, soprattutto, il fatto che non è arrivata puntuale a un... appuntamento culinario  e resta, quindi, a... bocca asciutta. L'espressione è tratta, infatti, da un'usanza culinaria del mondo contadino.

Nei tempi passati, il fondo di insalatiere, zuppiere e simili, chiamate genericamente catini,  era decorato con la figura del diavolo.

Dato che tali stoviglie erano adoperate dai contadini — molto spesso — come piatti di portata, arrivare a tavola e vedere il... diavolo significava trovare il piatto vuoto e, quindi, non trovare più nulla da mangiare.

Dal mondo contadino la locuzione si è estesa, in senso figurato, a vari campi con il significato, appunto, di arrivare troppo tardi e di non godere, per tanto, dei benefici sperati.

28-03-2015 — Autore: Fausto Raso — permalink




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