Volere appendere all'uncino il formaggio tenero
Non crediamo di peccare di presunzione se diciamo che l'espressione su detta — di uso rarissimo — è sconosciuta a tutti, anche alle persone così dette acculturate.
Chi appende, dunque, all'uncino il formaggio tenero? La persona che si ostina a voler fare una cosa sciocca, praticamente impossibile, e che non può dare buoni risultati.
La locuzione, adoperata in senso figurato, fa allusione all'usanza di appendere all'uncino i formaggi da affumicare che, naturalmente, non possono essere molli ma un po' stagionati.
Il modo di dire, quando nacque, si riferiva ai fanciulli di poco carattere, privi di nerbo, ritenuti difficili da educare perché apparentemente incapaci di apprendere.
Di significato affine le locuzioni più conosciute — non abbisognevoli di spiegazione — voler la carne senza l'osso; volere la botte piena e la moglie ubriaca e volere il pesce senza lisca.
Attaccare il buzzico a qualcuno
Questo modo di dire, di uso prettamente romano (o romanesco) e con molta probabilità sconosciuto nel resto d'Italia, si adopera quando si vuole mettere in evidenza la sopraffazione di una persona; insomma, il detto si usa, naturalmente in senso figurato, quando si compie un atto di prepotenza nei confronti di qualcuno.
La locuzione trae origine da un gioco (forse sarebbe meglio dire scherzo) che — nei tempi andati — solevano fare i ragazzi romani ai poveri cani randagi: attaccavano alla coda delle bestiole un buzzico o altro recipiente di latta e poi le aizzavano a correre con fischi e urla. Il cane tanto più correva tanto più si sentiva inseguito dal rumore.
C'è da dire, per la cronaca, che questo divertimento era di moda anche presso la plebaglia per ingannare il tempo nell'attesa della corsa dei berberi.
Quanto al buzzico, cioè al recipiente di latta adoperato per contenervi l'olio, prende il nome — sembra — dal buzzo, vale a dire dal ventre in quanto la sua forma richiama alla mente il buzzo di un uomo.
Giocare alla morra al buio
Chissà quanti amici lettori che seguono le nostre modeste noterelle hanno messo e mettono tuttora in pratica questo modo di dire — di uso schiettamente popolare — che in senso figurato significa fidarsi ciecamente di una persona.
La morra — come si sa — è un gioco prettamente popolare in cui due giocatori mostrano ciascuno le dita di una mano scommettendo sul loro numero totale.
Le dita, quindi, vanno contate e ciò non è possibile farlo al buio; per giocare al buio occorre una fiducia illimitata nei confronti dell'avversario. Di qui, per l'appunto, il significato figurato dell'espressione.
Per la cronaca: la locuzione è adoperata e spiegata già da Cicerone nel suo De officis (3, 19, 77).
Etimo.it - morra
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