Far la bocca a culo di pollo (o di gallina)
Chissà quanti amici lettori — per la loro attività — avranno avuto modo di conoscere delle persone che mettono in pratica — naturalmente in senso figurato — questo modo di dire dal sapore volgare (di cui chiediamo scusa; ma la lingua, come tutti sappiamo, è fatta anche di locuzioni volgari, e non per questo debbono essere ignorate).
Chi, dunque, fa la bocca come quegli animali da cortile? La persona che quando parla contrae le labbra per assumere un atteggiamento affettato e usa un linguaggio estremamente ricercato; in altre parole: la persona che posa.
Per coloro che aborriscono dalla volgarità proponiamo un altro modo di dire che ha lo stesso significato: parlare in punta di forchetta.
L'origine della locuzione si spiega da sé: fino a qualche secolo fa, l'uso delle posate, della forchetta in particolare, era sconosciuto alle classi sociali meno abbienti; queste adoperavano le mani.
Quando l'usanza delle posate si diffuse a tappeto, il popolino continuò, però, a ignorarle perché considerava l'impiego delle posate un'inutile fatica oltre che uno sciocco esibizionismo.
Il concetto di affettazione, dunque, dalla tavola si estese al linguaggio e al comportamento.
Passare in razza
Ci scrive Vincenzo S. da Potenza: «Ieri, conversando con un amico, ho sentito una locuzione sconosciuta: passare in razza. Le sarei grato se potesse illuminarmi in merito. Grazie e cordiali saluti».
Effettivamente, gentile amico, la locuzione è poco conosciuta e affine all'altra — nota — in lingua latina: promoveatur ut amoveatur (sia promosso perché possa essere rimosso).
Colui che passa in razza, dunque, viene promosso a un'alta carica, puramente onorifica, che, in realtà, comporta l'allontanamento dai compiti importantissimi espletati dall'interessato.
Si dice, insomma, di personaggi che vengono promossi di grado, appunto, perché smettano di occuparsi di determinate e importanti attività.
L'espressione allude al trattamento riservato agli animali da competizione — cani e cavalli, in particolare — i quali al tramonto della loro carriera agonistica vengono impiegati esclusivamente per la riproduzione; passano, quindi, in... razza.
Di qui l'uso figurato della locuzione adoperata anche in senso ironico o scherzoso.
Pronto
Quest'aggettivo, riferito a una persona, significa che è nell'assetto voluto per operare, per agire: sono pronto a partire.
È improprio adoperarlo in una frase con valore negativo; non scriveremo, come è capitato di leggere su un autorevole quotidiano: il presidente della Repubblica pronto a non firmare il decreto.
Scriveremo: disposto, orientato, intenzionato, determinato e simili, secondo il caso.
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