Essere una Russia

Essere una Russia, vale a dire un luogo di disordini o di confusioni. Il modo di dire — ci sembra intuitivo — è stato coniato durante la rivoluzione alludendo, naturalmente, alla grande confusione di quel particolare momento storico, molto lontano e poco comprensibile per la mentalità degli Europei

Si adopera anche nella variante far Russia che significa, ovviamente, fare confusione, creare un grande disordine. 18-01-2015 — Autore: Fausto Raso — permalink


Complemento di specificazione. Quale?

Tra i vari complementi il più conosciuto è, senza ombra di dubbio, quello di specificazione, che i grammatici definiscono «un sostantivo che si unisce a un altro nome generico per specificarlo meglio, per meglio determinarne il significato»; è sempre preceduto dalla preposizione di (semplice o articolata) e risponde alla domanda «di chi?, di che cosa?»: abbiamo letto le poesie di Carducci. Come si può facilmente evincere Carducci è complemento di specificazione.
Ciò che probabilmente molti non sanno — perché non tutti  i sacri testi grammaticali ne fanno menzione — è che il complemento di specificazione a sua volta si divide in altri complementi denominati specificazione dichiarativa, specificazione attributiva, specificazione possessiva. Gli esempi che seguono renderanno più chiaro il nostro assunto.
Quando diciamo il vizio del bere è dannoso oppure l'albero del melo è fiorito adoperiamo la specificazione dichiarativa in quanto dichiariamo, appunto, che il bere è dannoso e il melo è fiorito.
Mentre se diciamo la vittoria dei nemici o i re di Spagna abbiamo una specificazione attributiva perché i sostantivi nemici e Spagna possono essere sostituiti con un attributo: la vittoria nemica e i re spagnoli.
Il gatto del mio vicino è bello, il disegno di Giovanni è delizioso sono, invece, complementi di specificazione possessiva — e si intuisce facilmente — perché indicano, per l'appunto, il possesso.
Stavamo per dimenticare la specificazione soggettiva e quella oggettiva. Vediamo. Il lavoro dell'insegnante è faticoso; dell'insegnante — si capisce subito — è specificazione soggettiva. Il vento è foriero di pioggia; di pioggia è complemento di specificazione oggettiva in quanto la frase si può ribaltare e dire il vento annunzia la pioggia.

17-01-2015 — Autore: Fausto Raso — permalink


L'elocuzione

Si parla e si scrive bene, vale a dire correttamente, quando parlando o scrivendo si rispettano cinque princìpi fondamentali: purezza, proprietà, armonia, eleganza e convenienza. Esaminiamo, succintamente, ogni singolo principio.

Purezza: consiste nell'usare parole e frasi schiettamente italiane. Sono da evitare, per tanto, i barbarismi, cioè parole e costrutti introdotti, senza alcuna necessità, nella nostra lingua da altri idiomi: anglismi e francesismi la fanno da padroni.
Proprietà: consiste nell'usare quei termini che esprimono il nostro pensiero con somma precisione. Si ottiene la proprietà facendo un buon uso dei sinonimi, cioè di quei vocaboli che hanno un significato affine ma non identico come, per esempio, scalino e gradino; strillare e urlare. Chi parla e scrive con proprietà evita le ambiguità, le lungaggini e i così detti giri di parole.
Armonia: si ottiene evitando le cacofonie (cattivi suoni), le ripetizioni sgradevoli, i periodi troppo lunghi o costruiti malamente.
Eleganza: consiste nella semplicità e naturalezza dell'espressione. L'eleganza è anche grazia e leggiadria. Guai a esagerare nelle ricerca dell'effetto: si cade nella leziosaggine.
Convenienza: adoperare parole e frasi meglio adatte all'argomento e alle persone per le quali si scrive o si parla. Altro è un discorso (o uno scritto) per una solenne cerimonia, altro è una lettera familiare.

Chi rispetta queste cinque regole parla e scrive con... purezza e proprietà, eleganza, convenienza e armonia ottenendo la chiarezza che è il maggior pregio dell'elocuzione.
Dizionari Repubblica.it - elocuzione

15-01-2015 — Autore: Fausto Raso — permalink




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