L'elocuzione
Si parla e si scrive bene, vale a dire correttamente, quando parlando o scrivendo si rispettano cinque princìpi fondamentali: purezza, proprietà, armonia, eleganza e convenienza. Esaminiamo, succintamente, ogni singolo principio.
Purezza: consiste nell'usare parole e frasi schiettamente italiane. Sono da evitare, per tanto, i barbarismi, cioè parole e costrutti introdotti, senza alcuna necessità, nella nostra lingua da altri idiomi: anglismi e francesismi la fanno da padroni.
Proprietà: consiste nell'usare quei termini che esprimono il nostro pensiero con somma precisione. Si ottiene la proprietà facendo un buon uso dei sinonimi, cioè di quei vocaboli che hanno un significato affine ma non identico come, per esempio, scalino e gradino; strillare e urlare. Chi parla e scrive con proprietà evita le ambiguità, le lungaggini e i così detti giri di parole.
Armonia: si ottiene evitando le cacofonie (cattivi suoni), le ripetizioni sgradevoli, i periodi troppo lunghi o costruiti malamente.
Eleganza: consiste nella semplicità e naturalezza dell'espressione. L'eleganza è anche grazia e leggiadria. Guai a esagerare nelle ricerca dell'effetto: si cade nella leziosaggine.
Convenienza: adoperare parole e frasi meglio adatte all'argomento e alle persone per le quali si scrive o si parla. Altro è un discorso (o uno scritto) per una solenne cerimonia, altro è una lettera familiare.
Chi rispetta queste cinque regole parla e scrive con... purezza e proprietà, eleganza, convenienza e armonia ottenendo la chiarezza che è il maggior pregio dell'elocuzione.
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Fare il chilo
Chi fa il chilo? Colui che dopo aver mangiato sente la necessità di starsene a riposo per facilitare la digestione. Si chiama chilo, infatti, il fluido lattiginoso che si forma con gli alimenti parzialmente digeriti nell'intestino tenue.
La voce è il latino chylon, tratto dal greco χυλός (chylos, succo gastrico), dal verbo χέιν (chein, versare), di probabile origine indoeuropea. Le persone che non fanno il chilo, quindi, hanno un mattone sullo stomaco.
Altro modo di dire — dal significato chiaro e non abbisognevole di spiegazione — per mettere in evidenza il fatto di non aver digerito.
In senso figurato, l'espressione si adopera quando si ha un dispiacere, un grave problema e simili, che non si riesce a risolvere o eliminare.
Mettere in guardia
Mettere in guardia — l'espressione significa avvisare qualcuno di guardarsi da persone o da cose dalle quali potrebbe averne un danno e si costruisce, per tanto, con la preposizione da, non su: «Paolo ha messo in guardia Giovanni dai risultati che otterrebbe se intraprendesse quella strada».
03-01-2015 — Autore: Fausto Raso — permalink- Dizionario italiano
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