Essere un uccello di passo
I lettori “cacciofili“ dovrebbero conoscere il modo di dire che, in senso figurato, si dice di persona inquieta per natura; di persona che non riesce a stare a lungo nello stesso posto, che ha bisogno di evadere; ma anche di persona sentimentalmente instabile, incostante, che ama rapporti amorosi intensissimi ma di breve durata.
L'espressione, dicevamo, dovrebbe esser nota agli amanti della caccia: nel gergo venatorio l'uccello di passo è quello migratorio, vale a dire di passaggio, in contrapposizione a quello stanziale. Di qui, l'uso figurato della locuzione.
E a proposito di uccelli, ci sembra chiarissimo il significato di quest'altra espressione: vendere l'uccello sulla frasca, vale a dire fare progetti sulla base di qualcosa che non si è ancora verificato, come se si volesse vendere un uccello, che sta ancora sulla frasca, prima di averlo catturato.
Il passato sigmatico
Da un sondaggio svolto fra parenti, amici e conoscenti — scelti tra le persone non sprovvedute in fatto di lingua — ci risulta, con immenso stupore, il fatto che nessuno ha mai sentito parlare del passato o perfetto sigmatico.
Abbiamo detto di essere rimasti stupiti, ma... sotto sotto ce lo aspettavamo, perché è uno di quegli argomenti che le grammatiche ignorano o riservano — quando lo trattano — ai soli addetti ai lavori. Ciò è un male — come andiamo predicando da tempo — perché la lingua è di tutti e tutti debbono avere l'opportunità di conoscerne i segreti al fine di migliorare la propria conoscenza glottologica. Ma tant'è.
Cos'è, dunque, questo perfetto sigmatico? Diciamo subito, a scanso d'equivoci, che non ha nulla in comune con il sigmatismo, termine medico con il quale si indica il difetto che alcuni mettono in evidenza nel pronunciare la consonante S.
Il passato o perfetto sigmatico — dalla lettera sigma dell'alfabeto greco, corrispondente alla nostra S — è un tempo dei verbi irregolari in cui la prima persona singolare termina in -si e parte si rifanno al latino come misi, parte sono frutto di analogie latino-volgari, come risposi, coniato sul modello del latino volgare responsi in luogo del classico respondi, per attrazione del supino responsum (il responso non vi dice nulla?); parte ancora per assimilazioni delle consonanti, come nel caso di dissi, dal latino dixi, in cui la consonante X è stata assimilata dalla S.
E sempre a proposito del perfetto sigmatico, riteniamo utile ricordare che il passato remoto apparsi è desueto ma non scorretto, come sostengono alcuni soloni della lingua. Come pure non sono errate le forme apparii, apparì e apparirono, adoperate da Giovanni Pascoli: «Bianca bianca nel tacito tumulto / una casa apparì sparì d'un tratto» (Il lampo, 4-5).
Rendere a misura di carbone
Si adopera quest'espressione — forse poco conosciuta — quando si risponde con una vendetta a un'offesa ricevuta.
Il modo di dire suggerisce l'idea di pesare l'onta ricevuta con un'altra di peso superiore.
La locuzione chiama in causa il carbone perché è ritenuto uno fra i materiali di minor valore che si vendano a peso.
- Dizionario italiano
- Grammatica italiana
- Verbi Italiani
- Dizionario latino
- Dizionario greco antico
- Dizionario francese
- Dizionario inglese
- Dizionario tedesco
- Dizionario spagnolo
- Dizionario greco moderno
- Dizionario piemontese