Francesismi travestiti (da italiani)
Abbiamo titolato queste noterelle Francesismi travestiti perché li usiamo senza rendercene conto: hanno, invece, il loro corrispettivo (schietto) italiano. Qualche esempio? Pilucchiamo qua e là dai così detti mezzi di comunicazione di massa. In parentesi il corrispettivo vocabolo italiano.
Giovanni aveva il portamonete nel taschino del gilè (corpetto, panciotto); questo flacone (questa boccetta) mi ha bucato la tasca dei pantaloni (calzoni); se apri il tiretto (cassetto) della scrivania troverai ciò che cerchi; in quel negozio si vende al dettaglio (al minuto); il documento non è valido perché mancante del timbro (bollo) dell’ufficio che lo ha redatto; quel libro è bellissimo e ricco di vignette (illustrazioni); Carlo, ormai privo di risorse (mezzi), era in preda alla disperazione; la cantante debutterà (esordirà) domani all’Arena di Verona; perché vuoi azzardare (arrischiare) tutto questo denaro in un’impresa incerta?
Parole e costrutti alla francese
Vediamo, dunque, gentili amici, alcuni vocaboli e costrutti alla francese che in buona lingua italiana sono da evitare.
La nostra “fonte” sono sempre i mezzi di informazione. In corsivo i costrutti gallicizzanti e in parentesi quelli corretti.
Il barbone ritrovato alla stazione dalle forze dell’ordine, nonostante i suoi ottant’anni e passa, si porta bene (gode ottima salute); il Mosè è un capo d’opera (capolavoro) del Buonarroti; sull’A1, ieri, ha avuto luogo (è accaduto) un gravissimo incidente; il presidente della squadra si è felicitato (si è rallegrato) per la bella e importantissima vittoria; il pubblico ha potuto assistere a uno spettacolo sensazionale (impressionante); l’indomani (il giorno dopo) l’ospite ha lasciato, di buon’ora, la città; l’uomo è stato immediatamente messo al corrente (informato) dell’accaduto; in quel caffè le consumazioni (bibite) si pagano veramente care; bisogna stabilire una linea di demarcazione (separazione, confine) tra le due località; i rapinatori parlavano con marcato (spiccato) accento dell’Est; tutto il mondo (tutta la gente) ricorda quell’avvenimento; oggi quel cantante è una celebrità (persona celebre); la confezione (lavorazione, fattura) di quell’abito non è piaciuta al grande pubblico; il rango (grado) di ammiraglio corrisponde a quello di generale; la partita è stata aggiornata (rimandata) per l’impraticabilità del campo; l’ospite, inatteso, è stato colmato d’attenzioni (cortesie).
Uso e... abuso del verbo dire
Il verbo dire non è un verbo tuttofare e spesso si adopera al posto di altri verbi più appropriati. Come sempre pilucchiamo qua e là dai vari giornali e riviste. In corsivo il verbo dire e in parentesi quello appropriato.
Molti sono i concorrenti, disse (annunciò) il direttore, e qui disse (snocciolò) una serie di nomi; il giocatore ha avuto da dire (un diverbio) con l’arbitro; l’imputato, interrogato dal giudice, si è detto (dichiarato, protestato) innocente; amici cari, ora vi dirò (spiattellerò) in faccia la verità; Mario ha detto (proposto) a Federico di fare una gita al mare; ti dico (assicuro), mio caro, che le cose sono andate come ti ho detto (raccontato); il candidato, se eletto, ha detto (assicurato) che manterrà le promesse; credo che le cose siano andate in questo modo, ma non lo posso dire (affermare) con certezza; Giuseppe gli disse (confidò) in tutta segretezza ciò che aveva appreso.
- Dizionario italiano
- Grammatica italiana
- Verbi Italiani
- Dizionario latino
- Dizionario greco antico
- Dizionario francese
- Dizionario inglese
- Dizionario tedesco
- Dizionario spagnolo
- Dizionario greco moderno
- Dizionario piemontese