Trasparso o trasparito?

Il Gabrielli in rete attesta trasparso come forma meno comune; il Treccani in linea ritiene, invece, trasparito la sola forma corretta. E a nostro avviso ha ragione.
Trasparito per analogia con sparito, participio passato di sparire e non sparso, quest’ultimo participio passato di spargere.

Dizionari Repubblica.it - trasparire

Treccani
«Trasparire
(ant. trasparére) v.
intr. [retroformazione da trasparente] (coniug. come apparire; le forme
trasparsi o trasparvi del pass. rem. sono rare, e il part. pass. è soltanto
trasparito; aus. Essere).
1. a. Essere
visibile attraverso un …»

E visto che siamo in tema di verbi due parole sull’uso corretto di trasudare. Questo verbo, dunque, prende l’ausiliare avere quando acquista il significato di mandar fuori sudore: l’otre ha trasudato; l’ausiliare essere nel significato di uscire fuori come fosse sudore: l’acqua è trasudata dalle pareti di casa.

15-01-2014 — Autore: Fausto Raso — permalink


Una gran gòmena

Si presti attenzione alla pronuncia corretta di questo sostantivo femminile (gòmena) che indica una grande cima da ormeggio di imbarcazioni. La corretta pronuncia, dunque, è sdrucciola, vale a dire con l’intonazione sulla o.

E a proposito di grande, forse non tutti sanno che si può troncare in gran tanto nella forma singolare quanto nella forma plurale, sempre che il sostantivo seguente cominci con una consonante che non sia, però, né s impurax o z e neppure i digrammi gn, pn, ps: il gran premio, i gran premi; la gran casa, le gran case.

Si può anche elidere sia nella forma singolare sia nella forma plurale davanti a parole che cominciano con una vocale: un grand’uomo; dei grand’ingegneri.

Dizionario RAI.it - gomena
Etimo.it - gomena

11-01-2014 — Autore: Fausto Raso — permalink


Velina

Qualcuno si pone dei problemi riguardo alle veline e si vede che si è dimenticato come si scriveva cent’anni fa.
Oggi, se si vuole comunicare con più persone, basta scrivere più indirizzi in testa ad una e-mail; un tempo invece bisognava obbligatoriamente mandare un testo cartaceo.
In un ufficio si batteva il documento su carta normale e si realizzava una copia con la carta carbone. Quando i destinatari erano più di uno — ma non moltissimi, ché in questo caso si sarebbe usato il ciclostile — si mettevano più fogli per le copie e per questo, perché la pressione del tasto arrivasse anche all’ultimo, si utilizzava una carta sottile: la carta velina, appunto.
Il termine divenne antonomastico quando il regime, scrivendo ai giornali, prese ad inviare un testo circolare battuto con questo sistema e velina è passato a significare notizia che il regime chiedeva di pubblicare o commentare.
Poi, in una trasmissione giornalistica della televisione, hanno chiamato veline un paio di ragazze e il resto si sa. Gli è anche andata bene: avrebbero potuto chiamarle bozze o rotative.
Per l’etimologia francese, come è stato detto, è facile risalire ad una pergamena fatta con pelle di vitello. Questa velina era certo molto più spessa della carta attuale, ma essendo meno spessa della pergamena normale, veniva considerata sottile. Da pergamena più sottile a carta più sottile, a velina.

04-01-2014 — Autore: Fausto Raso — permalink




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