Lamentare...
Molto spesso — a nostro modo di vedere — si fa un uso distorto (soprattutto la stampa) del verbo lamentare che propriamente significa manifestare il proprio dolore, il dispiacere, compiangere e simili, ed è un denominale derivando dal sostantivo lamento, come si può vedere cliccando su Etimo.it – lamentare.
Qual è, dunque, l’uso distorto, improprio, anche se in... uso? Quello di dare al verbo in oggetto il significato di contare: «dopo il crollo si lamentano ingenti danni».
Discrezione
Avete mai sentito parlare della discrezione? Quella linguistica, naturalmente.
Il termine viene dal latino tardo discretio, derivato di discretus, participio passato di discernere (distinguere, separare) e si ha nei casi in cui la consonante L iniziale di un sostantivo è creduta un articolo sì da separarla (discrezione), nella scrittura, dal corpo del vocabolo.
Esempi provengono dalle voci latine lusciniolus e labellum in cui la L iniziale — durante il trasporto in italiano — è stata scambiata per l’articolo e separata (discrezione) dal resto della parola: usignolo e avello.
Esecrare
Il verbo esecrare che significa aborrire e simili — e rispondiamo al lettore V.V. — può avere l’accentazione piana o sdrucciola: io esècro o io èsecro.
L’intonazione sdrucciola (èsecro), però, è di uso raro ma non per questo... errata.
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