Discrezione

Avete mai sentito parlare della discrezione? Quella linguistica, naturalmente.

Il termine viene dal latino tardo discretio, derivato di discretus, participio passato di discernere (distinguere, separare) e si ha nei casi in cui la consonante L iniziale di un sostantivo è creduta un articolo sì da separarla (discrezione), nella scrittura, dal corpo del vocabolo.

Esempi provengono dalle voci latine lusciniolus e labellum in cui la L iniziale — durante il trasporto in italiano — è stata scambiata per l’articolo e separata (discrezione) dal resto della parola: usignolo e avello.

26-10-2013 — Autore: Fausto Raso — permalink


Esecrare

Il verbo esecrare che significa aborrire e simili — e rispondiamo al lettore V.V. — può avere l’accentazione piana o sdrucciola: io esècro o io èsecro.

L’intonazione sdrucciola (èsecro), però, è di uso raro ma non per questo... errata.

Dizionario RAI.it

19-10-2013 — Autore: Fausto Raso — permalink


Vecchiarello? No, vecchierello

Da un giornale: «Arrestato un vecchiarello, spacciava». Questo titolo è tremendamente errato, il suffisso diminutivo è -erello, non -arello. La grafia corretta, dunque, è vecchierello.
La regola stabilisce, infatti, che occorre togliere la desinenza e aggiungere al tema della parola in questione i suffissi -erello, -erella, -erelli, -erelle, rispettivamente singolare maschile e femminile e plurale maschile e femminile.
Da vecchio, quindi, togliendo la desinenza -o resterà il tema vecchi- al quale aggiungeremo il suffisso -erello: vecchio, vecchi, vecchierello.

Un discorso a parte, invece, per quanto riguarda la tintarella, cioè l’abbronzatura della pelle che si ottiene con l’esposizione del corpo ai raggi solari.
Il linguista Carlo Tagliavini consiglia di non seguire la regola grammaticale: «Trattandosi di voce originariamente dialettale, usata con una sfumatura speciale scherzosa, ci sembra sia meglio lasciarle il suo carattere originario e non tentare di toscanizzarla in tinterella».

Un’altra eccezione è bancarella che ha preso il sopravvento sulla forma corretta bancherella grazie all’omonimo premio letterario.

Lo medesima norma grammaticale vale per acquarello la cui forma corretta è, infatti, acquerello (con la e). Alcuni dizionari ammettono, però, entrambe le grafie; noi consigliamo vivamente di attenersi alla regola: acquerello.

Altre perplessità nella formazione dei diminutivi riguardano i suffissi -etto, -etta, -etti, -ette quando nel tema della parola è presente la vocale i: ufficietto o ufficetto? Inutile, in questi casi, ricorrere al cosiddetto orecchio; la musica spesso (anzi, quasi sempre) non ci viene in aiuto. Togliamo subito il dubbio: senza la i, ufficetto.
Nella formazione del diminutivo la i — puro segno grafico — non occorre per conservare il suono palatale alla consonante c.

05-10-2013 — Autore: Fausto Raso — permalink




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