In incognito? No, incognito

Abbiamo notato, con stupore, che si va sempre più diffondendo l’uso di scrivere (e dire) in incognito invece di incognito: il cantante è giunto a Roma in incognito. La locuzione corretta è solo incognito.

L’aggettivo, infatti, proviene dal latino incognitus, composto con la preposizione negativa in e il participio passato di cognoscere (non conosciuto).

Diremo, perciò — correttamente — che il cantante è giunto a Roma incognito.

09-03-2013 — Autore: Fausto Raso — permalink


Avvertisco

Desueto ma non errato. Cari amici, avvertisco è forma desueta ma non errata. Il predetto verbo della III coniugazione si può coniugare regolarmente o con l’infisso -isc-: avverto e avvertisco.

Questa forma si trova in molti autori del passato tra cui Lodovico Ariosto e Niccolò Machiavelli.

Personalmente, però, la sconsigliamo, anche se non si può ritenere errata.

È riportata, infatti, anche da alcuni vocabolari tra cui il Gabrielli in rete: avvertire Dizionari di Repubblica.it - avvertire

02-03-2013 — Autore: Fausto Raso — permalink


Parlare a orecchio

Un errore non è un errore: è l’applicazione di una regola giusta al momento sbagliato. Il passato prossimo si fa col verbo avere e un participio passato: ho pensato. Ma se dico ho andato sbaglio, perché quel verbo il passato prossimo lo fa con l’ausiliare essere.
Nello stesso modo, è una regola giusta quella di completare il messaggio con gli eventuali elementi mancati. Se qualcuno dice «Domani devo andare a Milano» e mentre lo dice c’è un botto in coincidenza con la sillaba la di Milano, chiunque capisce lo stesso la frase.
E lo stesso avviene nella lettura. Noi non leggiamo tutte le lettere dell’alfabeto di uno scritto, ma il nostro occhio va saltando, intuisce anche ciò che non legge, ed è questa la ragione per cui non vediamo gli errori di battitura.
Ma questo meccanismo ha i suoi inconvenienti e può condurre ad errori. A parte quelli di battitura, alcuni rivelano insufficienti letture e insufficiente cultura.
Quando — si sente anche nei media — qualcuno dice che tizio, interrogato, si è schernito, è chiaro che confonde, con gli occhi e con la mente, schernire (fare del sarcasmo su) e schermirsi, da schermo, non da scherno, e dunque più o meno proteggersi, difendersi, sottrarsi. Da cui scherma.
Costoro parlano la lingua come coloro che suonano a orecchio, senza mai avere visto un rigo musicale. E senza sapere quello che dicono.
Gianni Pardo

23-02-2013 — Autore: Fausto Raso — permalink




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