Una vestigia, una castroneria linguistica
«... È una vestigia del suo regno....».
Vorremmo ricordare alla redazione della trasmissione televisiva Voyager che vestigia è il femminile plurale di vestigio.
La voce fuori campo, nella trasmissione di ieri, ha detto, dunque, una castroneria linguistica.
Avrebbe dovuto dire, correttamente, sono delle vestigia del suo regno.
Si clicchi sulla parola evidenziata in rosso scuro: vestigio Dizionari di Repubblica.it
Essere un impiastro
Questo modo di dire — chi non lo sa? — si riferisce a persona uggiosa, importuna, antipatica o malaticcia.
Si dice anche di un lavoro o di un’occupazione che presenta una sgradevole e fastidiosa possibilità di riuscita.
La locuzione è una metafora tratta dalla scienza medica di un tempo, quando per curare le parti ammalate si applicavano su queste impiastri fatti a base di cere, resine e oli.
Questi medicamenti risultavano molto sgradevoli e la persona mal li sopportava.
Di qui, per l’appunto, l’uso figurato dell’espressione.
Questioni linguistiche (handicap)
Un attore comico spastico, David Anzalone, a proposito della sua minorazione, così si esprime sul Giornale del 4 gennaio: «La parola handicap nasce nel Settecento, in Irlanda, quando al posto delle moderne concessionarie di auto c'erano quelle di cavalli, dove la gente andava a comprare mezzi di trasporto a quattro zampe. Raggiunto l'accordo sul prezzo, l'acquirente metteva il denaro nel cappello del venditore e si portava a casa il cavallo. Di qui handicap: da hand in cap, mano nel cappello». Si tratta di un'etimologia fantastica.
Personalmente ho letto invece che si trattava dell'uso di cavalcare con una mano che tiene la falda del cappello, per imporsi una difficoltà in più e concedere un vantaggio agli altri. Mi sbagliavo anch'io. Mai fidarsi. Ed ecco che cosa dicono i veri competenti.
Secondo lo Zingarelli, originariamente l'espressione si riferiva ad un gioco nel quale la posta era tenuta con la mano in un berretto. Identica etimologia è indicata da Dizionario Etimologico della lingua italiana di Barbara Colonna (Newton). Secondo il Petit Robert francese (dizionario serissimo, malgrado il suo nome), si tratta di un tipo di gioco. Secondo il Concise Oxford Dictionary, la parola descriveva un genere di lotteria sportiva. Secondo il Webster Collegiate Dixtionary americano, originariamente si trattava di un gioco nel quale i pegni da pagare (penitenze) erano posti in un cappello e poi potevano essere riscatti pagando una sorta di multa, sempre che abbia capito bene.
Una cosa è sicura: per quanto la cosa possa risultare dolorosa per Anzalone e per me, i cavalli non c'entrano per nulla.
Per il linguista Aldo Gabrielli, che dà altre versioni, i cavalli, in un certo senso, c’entrano:
«... In origine indicò un gioco d’azzardo (con monete estratte a sorte da un cappello); oggi è termine dello sport, specialmente ippico, e si dice di una gara dove i concorrenti, di condizioni diverse, danno o ricevono un vantaggio di peso, di distanza o di tempo in modo che, in partenza, le loro probabilità di vittoria siano pareggiate (questa, forse, la ragione del nome inglese: ché, essendo identiche le possibilità di ciascun concorrente, la loro probabilità di vincita dipende dalla sorte, come se il loro nome fosse estratto a sorte da un cappello)...».
- Dizionario italiano
- Grammatica italiana
- Verbi Italiani
- Dizionario latino
- Dizionario greco antico
- Dizionario francese
- Dizionario inglese
- Dizionario tedesco
- Dizionario spagnolo
- Dizionario greco moderno
- Dizionario piemontese