Abaco e abbaco
Le due grafie non si possono adoperare indifferentemente (anche se molti vocabolari, ad eccezione di Sapere.it, ritengono i due vocaboli sinonimi), ma secondo un preciso significato: con una sola b il termine designa la parte superiore del capitello di una colonna su cui poggia l’arco o l’architrave; con due b indica, invece, il libro con le prime nozioni per imparare a far di conto e anche una sorta di pallottoliere.
Nel plurale ambedue i vocaboli mutano la desinenza -co in -chi: abachi e abbachi.
Ancora su essere e avere
A proposito dei verbi essere e avere chiamati verbi ausiliari perché sono, appunto, d’ausilio agli altri verbi per la coniugazione dei tempi composti, spesso siamo in dubbio su quale dei due adoperare.
Non è possibile dare una regola precisa, un buon vocabolario è indispensabile. Possiamo dire, però, in linea generale che l’ausiliare essere si usa con i verbi impersonali, con quelli riflessivi e per la forma passiva dei verbi transitivi.
Avere, invece, si adopera per la formazione dei tempi composti di tutti i verbi transitivi, con i verbi intransitivi che indicano un movimento o moto fine a sé stesso (ho volato, ho corso) e con quelli intransitivi che esprimono un’attività dello spirito e del corpo: ho pensato, ho dormito.
Da notare, ancora, che spesso l’uso di questo o quell’ausiliare fa cambiare di significato il verbo principale: ho mancato (ho commesso una colpa); sono mancato (non ero presente).
Lo sciopero
Vogliamo vedere, cortesi amici lettori, come è nato lo sciopero, sotto il profilo linguistico? Tutti sappiamo, ovviamente, l’esatto significato di sciopero: astensione collettiva dal lavoro da parte dei lavoratori per raggiungere determinati fini d’ordine economico e politico.
Ma vediamo, per l’appunto, come è nato lo sciopero dal punto di vista prettamente linguistico. Anche in questo caso occorre richiamarsi alla lingua dei nostri padri: il latino. Sciopero, dunque, deriva dal latino exoperatus, inteso, però, come participio passato formato con il prefisso sottrattivo ex (già, fuori, non più) e opera (lavoro, occupazione, attività); alla lettera, quindi, sciopero significa senza lavoro.
In origine, infatti, uno scioperato non era un fannullone, o un ozioso, sibbene una persona priva di lavoro, di una occupazione; oggi diremmo un disoccupato.
Da scioperato è stato coniato il verbo scioperare che – sempre in origine – era transitivo e significava far cessare il lavoro a qualcuno, sollevarlo dalla propria opera.
Ancora oggi in alcune zone dell’Italia meridionale si dice – in dialetto – che l’operaio sciopera (vale a dire cessa la propria attività) alle 17.00. Soltanto verso la fine dell’Ottocento il verbo scioperare viene adoperato intransitivamente acquisendo l’accezione di astensione dal lavoro.
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