Il cristiano e il cretino

La nostra lingua è ricchissima di parole omofone (che hanno il medesimo suono) e omografe (che si scrivono nello stesso modo) ma con significato completamente diverso.

Alcune di queste parole hanno cambiato di significato nel corso dei secoli, come nel caso di cretino che ha mutato il significato originario di cristiano in quello di stupido, sciocco.

Può sembrare irriverente ma è proprio così: in Provenza l'alpigiano era ritenuto, forse più a torto che a ragione, un povero cristo, un crétin, un povero cristiano, talmente sempliciotto da essere considerato uno scemo, uno stupido.

La voce cretino, dunque, nell'accezione a tutti nota, non è schiettamente italiana ma francese.

etimo.it

12-03-2010 — Autore: Fausto Raso — permalink


La pagina

Da queste colonne abbiamo sempre sostenuto l’importanza della scienza etimologica e abbiamo esecrato il fatto che questa scienza non sia tenuta nella dovuta considerazione: la scuola – per quanto ne sappiamo – la ritiene, nei migliori dei casi, la cenerentola della linguistica. Non deve essere così, amici.
Questa scienza ci fa scoprire delle cose... sorprendenti. Ci permette di scoprire, per esempio, che la pagina del giornale che leggete ogni mattina in autobus ci riporta al mondo rurale. La pagina, infatti, non è altro che il latino pagina(m), derivato del verbo pangere (piantare, conficcare). I nostri antenati Romani chiamavano paginam una pianta, specialmente quella delle viti.
Questo stesso nome fu dato, con il trascorrere del tempo, a un insieme di righi di scrittura e, per estensione, al foglio di carta che li conteneva. Perché? Il motivo è più semplice di quanto si possa immaginare: a coloro che erano abituati ai lavori agricoli il foglio scritto appariva simile a un... campo con tanti filari.
Da pagina abbiamo la pagella, cioè una piccola pagina dove sono riportati i voti ottenuti dagli studenti in ogni materia. C’è ancora qualcuno che sostiene la barbosità dell’etimologia? Il linguista Pianigiani, però, dà un’altra versione. Decidete voi, cortesi amici, quale ritenere più veritiera.
etimo.it

11-03-2010 — Autore: Fausto Raso — permalink


Epidemia influenzale

Vogliamo vedere, cortesi lettori, che cosa è questa influenza che ogni anno costringe a letto migliaia di persone procurando un danno incalcolabile all’intera economia nazionale tanto da essere considerata, se non cadiamo in errore, una malattia sociale?
Dal punto di vista linguistico, ovviamente, perché quello medico è noto a tutti; se non altro basta consultare un qualunque vocabolario e leggere alla voce in questione: «malattia epidemica infettiva acuta, contagiosa, delle vie aeree superiori, di origine virale. Si manifesta con febbre associata ad infiammazione anche delle vie digerenti».
Questo, appunto, il significato scoperto, cioè quello medico. E quello coperto, cioè linguistico? Perché, dunque, influenza? Che cosa influisce sul nostro organismo? Per scoprirlo occorre rifarsi – come quasi sempre in fatto di lingua – al padre del nostro idioma, il nobile latino. Per l’esattezza al verbo influère passato in lingua volgare (l’italiano), con cambio di coniugazione, nella forma a tutti nota, influire.
Il verbo latino influère, dunque, composto con il prefisso in- (dentro) e fluère (scorrere, fluire) alla lettera significa scorrere dentro: in quel luogo influiscono (scorrono dentro) due fiumiciattoli. Questo verbo (influire) fu adoperato, in seguito, dagli studiosi di astrologia del Medio Evo i quali con influire intendevano lo scorrere, in senso figurato, dei raggi stellari sulle persone esercitando un’azione negativa o positiva sulla natura e sul destino degli esseri umani.
Ed è attraverso quest’ultimo passaggio semantico che è nato il significato estensivo che oggi si dà comunemente al verbo influire: «agire direttamente o indirettamente su qualcuno in modo da determinare particolari effetti o conseguenze; agire con una certa autorità sopra una persona, determinando a nostro piacimento gli sviluppi o le azioni».
Da influire è stato fatto, con il trascorrere del tempo, il sostantivo influenza che, in senso proprio, è lo scorrere di un liquido in qualche cosa e, in senso figurato, l’azione esercitata da qualcuno su luoghi, persone o fenomeni: «la forte personalità della madre influenzò, per tutta la vita, il carattere del figlio».
A questo punto il vocabolo influenza fa la sua trionfale entrata nel linguaggio medico e acquisisce il significato di «malanno che scorre dentro l’organismo umano»: un germe patogeno che influenza il nostro corpo. Aggiungiamo, per curiosità, che il vocabolo fatto proprio dai medici italiani si è diffuso in tutta Europa, specialmente dopo l’epidemia influenzale del secolo XVIII che, oltrepassando gli italici confini invase dapprima la Francia poi, via via, gli altri paesi del vecchio Continente.
Visto che siamo in argomento, due parole due sul termine epidemia. Nel linguaggio medico è una «malattia contagiosa che ha una causa comune ed è estesa a molte persone»; mentre in senso figurato è «qualsiasi fenomeno caratterizzato da larga diffusione».
Il vocabolo, guarda caso, è di provenienza greco-latina, επιδήμιος (epidèmios, proprio del popolo, che vive in mezzo al popolo). Il termine è composto, infatti, con επί- (epi-, in, sopra, in aggiunta) e δήμος (demos, popolo), quindi generale, pubblico. Potremmo dire, insomma, stando all’origine del termine, che l’epidemia è una malattia pubblica e, appunto, perché pubblica attacca nel medesimo tempo e nel medesimo luogo un gran numero di persone. Il vocabolo, per estensione, si applica anche nei confronti del mondo animale.

09-03-2010 — Autore: Fausto Raso — permalink




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