Trattare con i guanti gialli

Prima di occuparci di questa espressione ci sembra doveroso chiarire un grosso equivoco che si riscontra nell’uso. Molto spesso si sente dire con i guanti bianchi invece di gialli, come era (ed è) la locuzione originaria.

Francamente non sappiamo trovare una spiegazione dell’uso storpiato; sappiamo con certezza, però, che il modo di dire si riferisce a persone permalose, suscettibili, persone che debbono essere trattate – al fine di essere sicuri che non si risentano di un nostro involontario sgarbo – con tutte le cure possibili e immaginabili.

Ma perché con i guanti gialli? La risposta è semplicissima: un tempo, soprattutto durante la belle époque, i guanti gialli - i più costosi - erano propri di persone raffinate ed eleganti; in Francia in modo particolare, dove, da sempre, la moda impera.

Con il medesimo significato si adopera anche l’espressione, non abbisognevole di spiegazioni, trattare come le cose sante, vale a dire con la massima attenzione e con tutti i riguardi.

25-11-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink


Il plurale dei nomi accoppiati

La formazione del plurale dei nomi accoppiati è, molto spesso, causa di dubbi. Vediamo di scioglierli.
Innanzi tutto è preferibile scriverli senza trattino (nave traghetto) e nel plurale muta solo la desinenza del primo termine (o nome): navi traghetto (navi-traghetto); buste paga (buste-paga) per un motivo semplicissimo.
Si tratta di nomi che rappresentano un’intera frase abbreviata. Quando diciamo, per esempio, carrozza ristorante intendiamo dire carrozza che fa da ristorante, quindi.... carrozza ristorante; carrozze (che fanno da) ristorante. Vagone letto; vagoni (che fanno da) letto.
Nei nomi accoppiati (o accostati), insomma, nella forma plurale si modifica soltanto il sostantivo fondamentale (il primo), mentre l’altro (il secondo), quello che esprime la funzione, resta invariato.
Asilo nido; asili (che fanno da o che sono un) nido. Gonna pantalone; gonne (che fanno da o che sono un) pantalone. Bambino prodigio; bambini (che sono un) prodigio. Porta finestra; porte (che fanno da) finestra. Busta paga; buste (che servono per la) paga.
Una regola empirica: cambia solo il primo nome se con i due sostantivi accoppiati si può formare una proposizione relativa. Donna poliziotto (una donna che è un poliziotto): donne poliziotto. Esercito fantasma (un esercito che è un fantasma): eserciti fantasma.

24-11-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink


Prendersi uno spaghetto

Prendersi uno spaghetto, vale a dire spaventarsi, provare un momento di fortissima paura: la strada era deserta e pioveva a dirotto, a un tratto ho visto un’ombra che si avvicinava verso di me; non vi dico che spaghetto mi son preso!

Per alcuni autori questo modo di dire familiare, particolarmente adoperato in Toscana, deriverebbe verosimilmente dall’immagine di una persona che si contrae su sé stessa per gli spasimi della paura, oppure che si raggomitola per ripararsi da un pericolo, proprio come si avvolge uno spago (spaghetto) sul gomitolo.

Più aderente alla realtà linguistica, a nostro avviso, la spiegazione che dà Ottorino Pianigiani:

etimo.it
23-11-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink