Partire per i monti della luna

Partire per i monti della luna, vale a dire intraprendere un viaggio molto lungo verso un luogo favoloso ma molto difficile da raggiungere.

Il modo di dire – forse poco conosciuto – si rifà a una ipotetica catena di monti che gli antichi geografi avevano stabilito essere al centro dell’Africa, vicino all’equatore e dalla quale ritenevano nascesse il fiume Nilo.

La credenza popolare, inoltre, voleva che le sue viscere contenessero immense miniere d’oro e d’argento.

C’è da dire, per la cronaca, che la convinzione che questi monti esistessero realmente perdurò fino alla metà del XIX secolo.

20-11-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink


Ci hanno o c'hanno?

È corretto apostrofare il pronome personale “ci” davanti al verbo avere? Molto spesso mi capita di leggere, sulla stampa, frasi tipo “c’hanno detto che...”. Insomma, ci hanno o c’hanno? ci domanda un cortese lettore di Fiuggi.

Nessuna legge grammaticale vieta di apostrofare la particella pronominale ci e l’omonimo avverbio di luogo davanti a parole che cominciano con le vocali e e i: c’entra, ci invitò. Alcuni linguisti ammettono l’apostrofo anche davanti ad altre vocali. Ci sembra un uso scorretto e da condannare.

L’elisione è corretta solo se, come dicevamo, la parola che segue la particella comincia con una e o una i al fine di conservare alla consonante c il suono palatale.

Davanti alle altre vocali la c acquisterebbe un suono gutturale: ci approvò e non c’approvò; ci andrei e non c’andrei, ché si leggerebbero rispettivamente capprovò e candrei.

Per lo stesso motivo bisogna scrivere ci hanno e non c’hanno in quanto si leggerebbe canno.

19-11-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink


Volere le tre otto

Quest’espressione dovrebbe essere di casa negli ambienti sindacali – nota, quindi, solo agli addetti ai lavori – in quanto riassume le rivendicazioni dei lavoratori della fine dell’Ottocento, quando operai e impiegati si battevano con tutte le loro forze per un’equa suddivisione della giornata in tre parti di otto ore ciascuna: per lavorare, per dormire e per... divagarsi.

Oggi questo modo di dire viene adoperato (da chi lo conosce), per lo più, per rivendicare una certa giustizia sociale.

17-11-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink




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