Punti di vista...

Chiedo scusa a tutti coloro che usano nei loro discorsi e nei loro scritti frasi tipo dal punto di vista letterario il libro non è interessante; oppure, dal punto di vista economico il Paese non ha fatto un passo avanti.

Perché chiedo scusa? Perché frasi del genere mi fanno ridere. È un francesismo ridicolo. Come si può parlare di fatti, di oggetti, di cose che non hanno occhi? Dal punto di vista letterario: dove sono gli occhi? Dal punto di vista economico: dove sono gli occhi?

Insomma, a mio avviso, la locuzione dal punto di vista si può adoperare esclusivamente riferita a una persona (che ha occhi per vedere e, quindi, per giudicare): Dal punto di vista di Giovanni quel libro non ha nulla di letterario. Che cosa fare? Cambiare locuzione.

Quel libro non è interessante perché non ha alcun valore letterario; oppure: quanto a valore letterario quel libro non è interessante. In quanto all'economia questo Paese non ha fatto un passo avanti; oppure: per ciò che riguarda l'economia questo Paese non ha fatto un passo avanti (o locuzioni simili).

27-09-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink


Parliamo... arabo?

Molto spesso parliamo arabo e non ce ne rendiamo conto. Il nostro idioma è ricco di arabismi entrati a pieno titolo nel nostro patrimonio linguistico. L’arabismo, in linguistica, è ogni parola o espressione araba o di origine araba entrata nell’uso comune del nostro idioma, solitamente con modificazioni della grafia e della pronuncia sì da adeguarsi perfettamente ai sistemi grafici e fonetici della lingua italiana.
Non crediamo sia il caso di dilungarci sui motivi storici che hanno favorito l’ingresso degli arabismi nella lingua, tutti più o meno, li conosciamo: le Crociate, la dominazione araba in Sicilia, i rapporti commerciali. Ciò che interessa in questa sede è stabilire il fatto che i contatti con la cultura araba, quindi con la lingua, vanno dal IX al XV secolo, con punte elevatissime nei secoli XI e XIII, per scomparire definitivamente in età moderna. Vediamo un breve elenco di termini arabi che adoperiamo inconsciamente, sperando di non tediarvi.
Gli arabi, dunque, ci hanno dato vocaboli marinareschi come ammiraglio, darsena, arsenale, aguzzino (il guardiano degli uomini addetti ai remi nelle imbarcazioni); molti nomi di piante: spinaci, carciofo, albicocco, melanzana, arancio, limone; termini commerciali: tariffa, magazzino, dogana, gabella, fondaco; parole astronomiche e geografiche: scirocco, almanacco, nadir, libeccio, zenit; nomi di stoffe: cotone, giubba; termini di misure: quintale, risma, rotolo; vocaboli vari quali alcole, zecca, zafferano, facchino, divano, ragazzo, marzapane e un termine caro agli sportivi: bagarino.
Ancora: talco, ambra, alambicco, elisir, antimonio. Dimenticavamo di dire che scriviamo anche in... arabo: i numeri (le cifre) non vi dicono nulla? Abbiamo piluccato qua e là fra i più comuni arabismi senza preoccuparci di indicare la data del loro ingresso nella lingua italiana perché le attestazioni, molto spesso, sono incerte.

25-09-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink


Essere in giande

Forse pochissime persone conoscono l'espressione essere in giande in quanto è una locuzione dialettale tipica delle province di Brescia e di Bergamo che intende delineare uno stato di psicofisico precario, una condizione di salute negativa od uno stato di malessere.

L'espressione deriva dalla Parabola del figliol prodigo: un figlio di un ricco signore aveva preteso in anticipo l'eredità dal padre ma ben presto l'aveva dissipata in divertimenti sfrenati tanto da dover sfamarsi rubando le ghiande ai maiali.

L'origine dell'espressione essere in giande trasmette quindi l'idea di una persona caduta in miseria per propria colpa, ovviamente tale significato è stato esteso a tutti quegli stati, fisici o mentali, che causano malessere. (da Wikipedia)

24-09-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink




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