Il verbo crescere
Questo verbo è pari pari il latino crescere e ha due significati principali: diventare più grande e allevare, educare (un fanciullo). Giovanni è cresciuto, vale a dire è diventato più grande; Mario è stato cresciuto (allevato, educato) con sani principii.
In alcune parti d'Italia, nelle regioni settentrionali soprattutto, il verbo in oggetto viene adoperato con il significato di essere di più, avanzare, essere di troppo e simili.
È un uso, questo, improprio (per non dire errato) in quanto tradisce il valore intrinseco del verbo. Chi ama il bello scrivere non segua questi esempi deleteri.
La ringhiera
È interessante sapere perché il parapetto di ferro delle scale, dei balconi, delle finestre, delle terrazze, ecc. si chiama ringhiera.
Perché originariamente la ringhiera era il punto del palco su cui ci si appoggiava per... arringare. Il termine più antico era, infatti, aringhiera e il palco si chiamava arengo.
La parola in uso oggi, dunque, è l’aferesi (caduta della prima lettera) di (a)ringhiera.
Le due alternative
I grammatici raccomandano il fatto che per alternativa deve intendersi una scelta, o meglio una possibilità di scelta fra due termini, non come una delle soluzioni che la scelta stessa concede. La frase, per esempio, l’alternativa è combattere o morire è correttissima perché abbiamo, per l’appunto, la possibilità di scegliere fra due soluzioni, possiamo cioè scegliere fra il combattere o il morire.
Nella frase, invece, non ha altra alternativa che morire, il discorso non regge perché non c’è possibilità di scelta. Nei casi dubbi alcuni autorevoli grammatici consigliano di sostituire alternativa con dilemma (una specie di prova del nove, insomma): se il discorso fila – ha, cioè, un senso – l’uso di alternativa è corretto.
Nel primo esempio… per esempio, l’alternativa è combattere o morire si può sostituire benissimo alternativa con dilemma e dire il dilemma è combattere o morire; il discorso fila, quindi l’uso di alternativa è correttissimo. Nel secondo esempio, invece, non si può dire, perché non fila, non ha altro dilemma che morire; l’uso di alternativa è, per tanto, errato.
L’alternativa, inoltre, è sempre una (e soltanto una): questo o quello. Non si può dire, quindi, c’è un’altra alternativa o ci sono due (o più alternative). La stampa è incurante di queste norme e fa un uso improprio, per non dire scorretto, di alternativa. Ma anche alcuni vocabolari non sono da meno. Lo Zingarelli registra: non avere altra alternativa; gli resta una sola alternativa. Proviamo a sostituire alternativa con dilemma e vediamo che… i conti non tornano; l’uso di alternativa è errato. Il vocabolario Sandron riporta: la sola alternativa che ci resta è la resa; avverte, però, che l’uso è improprio.
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