Quivi e ivi
Un cortese lettore, che segue sempre le nostre modeste noterelle sul buon uso della lingua italiana, desidera sapere se gli avverbi di luogo quivi ed ivi si possono considerare sinonimi. La questione, cortese amico, è un po’ controversa: alcuni vocabolari danno i due avverbi l’uno sinonimo dell’altro; altri, pilatescamente non specificano nulla.
Il Sandron, per esempio, riporta: «quivi, là, in quel luogo, ivi, nel luogo di cui si parla»; facendo chiaramente intendere, quindi, che ivi e quivi si possono adoperare indifferentemente. Quivi, invece, significa solo in quel luogo là ed è un errore – a nostro modo di vedere – adoperarlo al posto di qui, in questo luogo.
Quivi, insomma, si deve usare quando si indica un luogo diverso dal quale si trova chi parla (o scrive) o chi ascolta. Diremo, quindi, correttamente, domani partirò per Cosenza e quivi (in quel luogo, là) ritroverò gli amici di un tempo.
Quando compiliamo una domanda (secondo un esempio fatto dal cortese interlocutore) dobbiamo scrivere ivi residente (cioè nello stesso luogo di chi scrive) e non quivi. L’avverbio ivi, insomma, sta per lo stesso luogo, lo stesso spazio. C’è da dire, però, che nell’uso corrente quivi e ivi si confondono.
Concordanze...
Il participio passato, se ha per ausiliare avere, non si concorda con il complemento oggetto (Ho preso due libri). Se il complemento oggetto precede il verbo, si può invece concordare (I libri che ho preso, o che ho presi).
Nei riflessivi apparenti il participio passato concorda con il soggetto (Mi sono lavato le mani; I medici si sono riservati la prognosi). I verbi usati impersonalmente si concordano con il soggetto (Si corrono dei rischi). L’aggettivo riferito a due o più sostantivi di diverso genere si concorda sempre al maschile plurale (Il fianco e la guancia sinistri).
Occorre fare, doverosamente, alcune precisazioni linguistiche: con i verbi riflessivi apparenti il participio passato si può concordare anche con il complemento oggetto, mi sono lavate le mani.
Per quanto attiene alla concordanza dell’aggettivo riferito a più sostantivi di genere diverso detto aggettivo si concorda tassativamente con il maschile se si tratta di persone (Giovanni e Maria sono belli); se l’aggettivo si riferisce a cose, animali o a concetti astratti, l’accordo si può fare con il sostantivo più vicino (accordo per attrazione): i tavoli e le sedie sono belle.
Sposare sotto l'albero fiorito
L’espressione – che oggi sembra riempire le cronache dei giornali – significa sposare senza l’approvazione ecclesiastica. Il modo di dire sembra sia nato a Roma ai tempi della Repubblica Romana del 1798.
Narrano le cronache del tempo che allora i matrimoni si celebravano sotto l’albero della libertà innalzato sulla piazza del Campidoglio, dove i promessi sposi, perché la loro unione fosse legalmente valida, dovevano pronunciare alla presenza di un Ufficiale dello stato civile la formula: “Questo è mio marito, questa è mia moglie”.
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