Sapere di lucerna
L’espressione che avete appena letto – poco conosciuta e, quindi, non molto adoperata – si riferisce a un’opera letteraria che si presenta in modo pedante e poco originale in quanto risente delle ricerche condotte su altri testi.
La locuzione fa riferimento allo studioso dei tempi andati il quale trascorreva le notti a compulsare vecchi libri al lume della... lucerna. Il modo di dire si riallaccia – sembra – al detto puzzare di stoppini che ritroviamo nella Vita di Demostene di Plutarco ed è rivolto come pesante critica all’oratore greco.
E a proposito di oratori, non vi sembra, cortesi amici, che molti politici quando vanno in televisione per convincerci delle loro idee sanno di... lucerna?
La diligenza
Vi siete mai soffermati a riflettere sul motivo per cui la carrozza a due o più cavalli che un tempo serviva per il regolare trasporto di persone da un luogo all'altro si chiama (o si chiamava) diligenza? No?! Bene. Allora approfittiamone e viaggiamo assieme, con la fantasia, sulla diligenza che ci condurrà al mare. Durante il percorso, breve, vedremo come è nato il nome di questa vettura che ha sempre un suo intramontabile fascino.
Come la grande maggioranza delle parole anche diligenza si rifà al padre della nostra lingua: il latino. E dal latino diligentia, appunto, è nato il termine italiano con due significati diversi ma strettamente in rapporto tra loro (anche se, per la verità, diligenza nel significato di vettura ci è giunto dal francese diligence: il francese non è figlio del latino?). Ma andiamo con ordine.
Nella prima accezione il termine diligenza ha conservato lo stesso significato che aveva il latino diligentia, vale a dire cura, zelo, premura e perché no? fretta. In seguito ha assunto anche il significato di vettura, carrozza.
Ma che rapporto intercorre tra diligenza nel significato di premura e quello di carrozza? Un rapporto strettissimo. In Francia, tra il Seicento e il Settecento, si chiamò carrosse de diligence un mezzo di trasporto rapido che viaggiasse con la massima premura (diligence). Con il trascorrere del tempo, come accade spesso in fatto di lingua, si tralasciò carrosse de diligence e restò solo diligence, donde la nostra diligenza.
Gli orrori di un linguista...
Un lettore ha posto il seguente quesito al titolare della rubrica di lingua di un importante giornale quotidiano cartaceo e in rete: «Ho un po' di dubbi circa l'utilizzo della congiunzione e dopo una virgola. Da quello che ho sempre studiato so che non è corretto perché la virgola serve a separare mentre la e ad unire. Tuttavia mi capita spesso, rileggendo quello che scrivo, di avere la sensazione che la virgola sia necessaria per prendere fiato. Cosa ne pensa? (Firma)»
Ecco la risposta: «L’argomento è stato già trattato in questo forum e si è osservato che in particolari situazioni espressive la congiunzione e dopo la virgola ci può stare tranquillamente, anzi è bene che ci stia. Si legga qualche pagina dei Promessi sposi e vedrà che Manzoni deroga da una regola che in realtà non esiste.»
Nella risposta al lettore che chiedeva lumi circa l'uso corretto della congiunzione e dopo la virgola il linguista è scivolato in un errore là dove scrive «...e vedrà che Manzoni deroga da una regola che in realtà non esiste».
Il verbo derogare si costruisce con la preposizione a, non da. Si deroga a una legge, dunque. Il verbo in oggetto significa, infatti, togliere (temporaneamente) vigore a una legge, a un contratto e simili.
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