Gli orrori di un linguista...
Un lettore ha posto il seguente quesito al titolare della rubrica di lingua di un importante giornale quotidiano cartaceo e in rete: «Ho un po' di dubbi circa l'utilizzo della congiunzione e dopo una virgola. Da quello che ho sempre studiato so che non è corretto perché la virgola serve a separare mentre la e ad unire. Tuttavia mi capita spesso, rileggendo quello che scrivo, di avere la sensazione che la virgola sia necessaria per prendere fiato. Cosa ne pensa? (Firma)»
Ecco la risposta: «L’argomento è stato già trattato in questo forum e si è osservato che in particolari situazioni espressive la congiunzione e dopo la virgola ci può stare tranquillamente, anzi è bene che ci stia. Si legga qualche pagina dei Promessi sposi e vedrà che Manzoni deroga da una regola che in realtà non esiste.»
Nella risposta al lettore che chiedeva lumi circa l'uso corretto della congiunzione e dopo la virgola il linguista è scivolato in un errore là dove scrive «...e vedrà che Manzoni deroga da una regola che in realtà non esiste».
Il verbo derogare si costruisce con la preposizione a, non da. Si deroga a una legge, dunque. Il verbo in oggetto significa, infatti, togliere (temporaneamente) vigore a una legge, a un contratto e simili.
Farsi infinocchiare
Tutti conosciamo questo modo di dire che significa farsi ingannare, farsi raggirare con astuzia e grossolanità. Non tutti, forse, sanno come è nato. Vogliamo vederlo assieme?
Nel periodo medievale gli osti veneti, in particolare quelli veneziani, erano soliti offrire ai loro clienti dei rametti di finocchio prima di servire loro del vino di pessima qualità.
Così facendo erano sicuri che gli avventori non si sarebbero accorti del vino... scadente. Il forte aroma del finocchio, infatti, ingannava il palato, e l’ospite veniva così infinocchiato, ingannato, perché è risaputo che il finocchio, particolarmente quello selvatico, ha il potere di camuffare il sapore delle bevande e dei cibi.
Essere stufo
Tutti conoscono questo modo di dire che significa essere stanco di qualcosa, ma soprattutto essere infastidito, stizzito. Chi immagina, però, che la locuzione ha a che fare con la… stufa? Vediamo, quindi, come si è giunti – attraverso un passaggio semantico – dalla stufa alla seccatura.
Stufa, dunque, è parola greca tratta dal verbo τυφόω (tiphòo, mando fumo, emano vapore) e il fumo – si sa – è un puzzo.
Dal verbo stufare, infatti, è nato l’aggettivo stufo con il significato di stanco, nauseato, scocciato. Perché? È presto detto.
Dal punto di vista etimologico ‘stufo’ significa ‘sommerso dal puzzo’ e, per traslato, infastidito, seccato, annoiato, scocciato. E quando siete seccati, annoiati non acquistate abbigliamenti; potreste portarvi a casa un abito senza le... ladre.
Ladre? Sì, avete letto bene. E che cosa sono? Cliccate su etimo.it.
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