Uso errato di intrigare
I verbi intrigare e intricare hanno il loro significato proprio che è avviluppare, avvolgere e simili.
Si sconsiglia vivamente il loro uso improprio nell'accezione di allettare, incuriosire, interessare.
Non si dica, per esempio, quella faccenda mi intriga molto, ma, correttamente, mi incuriosisce, mi interessa, mi alletta e simili.
Non me ne voglia, la prego
«Non me ne voglia, la prego». Chissà quante volte abbiamo pronunciato questa frase o una simile senza renderci conto che cozzava contro il buon uso della lingua italiana. Perché? Perché è un francesismo bell’e buono e in buona lingua è, appunto, da evitare.
I francesi adoperano il verbo volere in senso assoluto (volerne a qualcuno); in italiano, in frasi del genere, si usano verbi più appropriati: prendere (prendersela), essere in collera e simili. Diremo dunque, correttamente, «non sia in collera con me, la prego»; oppure «non ce l’abbia con me, la prego».
Considerazioni...
Avreste mai pensato al fatto che – cortesi lettori – quando una persona fa alcune considerazioni su qualcosa si mette in comunicazione con le stelle? Vediamo cosa hanno a che vedere le stelle con le osservazioni o, se preferite, con le considerazioni.
Per scoprirlo occorre tornare indietro di secoli e fermarci al tempo dei nostri antenati Latini. Per costoro, dunque, le persone che contemplavano le stelle per trarne auspici (oggi diremmo gli astrologi) o per studiarne seriamente la posizione e il moto, consideravano, vale a dire meditavano con le stelle.
Considerare (e i suoi derivati), infatti, non è altro che il latino cum (insieme, con) e siderare (da sidus, astro, costellazione). Con il trascorrere del tempo, considerare, cioè meditare con le stelle, ha acquisito, per estensione, il significato odierno: notare, osservare, esaminare, giudicare, valutare.
E sempre a proposito di stelle, visto che siamo in argomento, vediamo l’origine di un altro verbo che ha a che fare con gli astri: desiderare.
Sempre secondo i nostri antenati Romani, colui che attendeva con ansia l’apparire tra le nuvole delle stelle, desiderava, vale a dire traeva dalle stelle la speranza che tornasse il bel tempo. C’è da dire, però, per amore della verità, che il verbo desiderare, pur provenendo dalle… stelle, presenta – secondo alcuni studiosi – due interpretazioni etimologiche.
Alcuni ritengono sia composto con la particella intensiva de e siderare, con il senso di fissare attentamente le stelle; altri sostengono – ed è la tesi che personalmente condividiamo – che la particella de sia, invece, un prefisso con valore di allontanamento: togliere, allontanare lo sguardo dalle stelle (per mancanza di àuguri che le interpretavano, NdR) e, quindi, per traslato, mancare di cosa o persona bramata e, per l’appunto… desiderarla.
E finiamo con il... disastro (etimo.it)
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