Su qui e su qua l'accento...

Tutti ricorderanno la canzoncina scolastica: su qui e su qua l'accento non va, su lì e su là l'accento ci va.
Una legge grammaticale stabilisce, infatti, che i monosillabi non vanno mai accentati salvo nei casi in cui si può creare confusione con altri monosillabi uguali ma di significato diverso come nel caso, appunto, degli avverbi e che potrebbero confondersi con li e la (pronomi e articoli).
Un'altra legge ancora stabilisce che l'accento è obbligatorio, invece, quando nel monosillabo sono presenti due vocali di cui la seconda tonica: più, ciò, già, ecc.
Dovremmo scrivere, quindi, quì e quà (con tanto di accento). Occorre osservare, però, che la u quando è preceduta dalla q fa da serva alla consonante; in altre parole la u in questo caso non è considerata più una vocale ma parte integrante della consonante q.
Avremo, per tanto, qui e qua senza accento perché i monosillabi composti di una consonante e di una vocale non richiedono l'accento: no, me, te, lo, (qui, qua).

06-03-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink


L'anfibologia, questa sconosciuta

Qualche domenica fa decidemmo, con la famiglia, di trascorrere una giornata lontani dalla vita caotica della città e, saliti in auto, ci dirigemmo verso i famosi castelli romani. Giunta l’ora di pranzo, girovagando per una cittadina di cui ci sfugge il nome, ci lasciammo guidare da un buonissimo odore di arrosto che profumava l’aria riuscendo, così, a trovare un locale per rifocillarci. Appena varcata la soglia la nostra attenzione fu attirata da un vistoso cartello che faceva bella mostra di sé: «Salsicce casarecce fatte con le mie mani di porco». Uscimmo disgustati: non avevamo intenzione alcuna di mangiare delle salsicce fatte e cucinate da un... maiale!
È evidente che nel redigere il cartello era stato invertito l’ordine delle parole. Quest’inversione viene chiamata dai grammatici anfibologia (dal greco: significa discorso ambiguo e non ha nulla che vedere con gli... anfibi) perché la mal collocazione delle parole può dare adito ad ambiguità.
Coloro che cadono maggiormente nel trabocchetto dell’anfibologia sono proprio quelli che, per mestiere, dovrebbero usare la massima chiarezza perché divulgano quotidianamente la lingua: gli addetti ai lavori del mondo della carta stampata e no.
Ci capita sovente, infatti, di leggere nel corso di un articolo, frasi del tipo «dopo il pauroso incidente il signor Pasquali è uscito dall’automobile che sanguinava». Fatta la dovuta analisi logica della proposizione risulta evidente che l’automobile grondava sangue e Pasquali, bontà sua, caricatala sulle spalle l’ha portata di corsa al pronto soccorso. Invitiamo, per tanto, tutti coloro che amano il bello scrivere (e quindi la semplicità e la chiarezza) a non cadere nell’anfibologia come fanno molto spesso, ahinoi, lo ripetiamo, i comunicatori del mondo dell’informazione.
La cattiva collocazione delle parole, infatti, oltre a creare ambiguità, molto spesso dà anche una connotazione ridicola alla frase. Poiché l’argomento ci sembra della massima importanza facciamo un altro esempio di anfibologia affinché chi ci segue abbia ben chiaro il concetto.
Fino a poco tempo fa, se non cadiamo in errore, i medicinali dati in omaggio ai medici recavano questa scritta: «campione gratuito per medici di cui è vietata la vendita». Era vietata la vendita dei medici o dei campioni?

05-03-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink


Una frase nucleare

Nella rubrica di lingua di un quotidiano in rete una lettrice ha posto questo quesito:

«Mi chiamo (…) e studio la lingua italiana a Buenos Aires, Argentina. La mia domanda è riguardo al verbo essere quando non è copulativo, vale dire nel caso in cui significa essere in un posto ad esempio: Maria è a casa o il bambino è in giardino. La nostra insegnante di grammatica fa l'analisi sintattica secondo il concetto delle valenze verbali ed è questo il mio grande dubbio: nelle frasi semplici citate sopra, a casa e in giardino cosa sono, cioè che tipo di elementi, nucleari o extranucleari? Firma.»

Ecco la risposta del titolare della rubrica:
«La dicitura nucleari ed extranucleari non mi è nota, appartiene a un gergo grammaticale che — confesso la mia ignoranza — non conosco. Chiedo aiuto perciò ai frequentatori del forum più aggiornati di me.»

Questo il mio intervento:
In grammatica generativa sono detti nucleari i componenti di una frase che ne costituiscono il nucleo, vale a dire il soggetto, il predicato verbale e l'eventuale complemento oggetto. Negli esempi della signora a casa e in giardino sono, quindi, elementi extranucleari.

03-03-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink




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