Ricevere la rosa d'oro
La rosa d'oro — forse pochi lo sanno — era un dono rituale che veniva tradizionalmente offerto dal Pontefice — a partire dall'anno Mille - come segno tangibile di apprezzamento e di riconoscenza a sovrani o altissimi dignitari che si erano particolarmente distinti — con atti concreti — nei confronti della Chiesa.
Il riconoscimento papale consisteva in un cespo di pietre preziose e rose d'oro, e prima di essere consegnato veniva solennemente benedetto, dallo stesso Pontefice, la quarta domenica di Quaresima (chiamata, per questo, domenica delle rose, ndr).
Per la cronaca ricordiamo che l'ultima rosa d'oro venne offerta alla regina Elena, nel 1937, da Pio XI.
Con il trascorrere del tempo, l'espressione ricevere la rosa d'oro ha acquisito il significato - metaforico - di alto e raro riconoscimento.
Essere un asino risalito
L'espressione che avete appena letto — siamo quasi certi — è sconosciuta ai piú, anche se molti amici lettori — nel corso della loro vita — hanno avuto modo (e lo vedranno) di conoscere parecchi di questi 'asini'.
La locuzione, dunque, si riferisce a persone di bassa cultura e di infimo ceto sociale, che essendo riuscite a salire i gradini della cosí detta società civile esibiscono atteggiamenti arroganti, sprezzanti, pacchiani e via dicendo: un asino, si sa, anche se risalisce resta sempre tale.
Allora, amici, abbiamo indovinato? Tornate indietro nel tempo e vedrete in quanti 'asini risaliti' vi siete imbattuti, specialmente durante la vostra vita lavorativa. Le aziende, gli uffici, pullulano di questi asini. E, a nostro avviso, non c'è peggior persona di un asino risalito.
Con significato affine si adopera anche l'espressione essere un asino battezzato, riferita, appunto, a una persona ignorante, presuntuosa e testarda oltre che villana, che si distingue dall'asino solo perché, presumibilmente, ha ricevuto il battesimo.
Che bello sognare un «sogniamo» con la "i"
Tutti sanno o dovrebbero saper che il digramma 'gn' non richiede la 'i' davanti alle vocali: sogno, ognuno, campagna. Fanno eccezione, naturalmente, le parole in cui la 'i' è parte integrante del suffisso '-ia' come, per esempio, in compagnia (gruppo di persone).
Pochissimi sanno, invece, (e moltissime grammatiche non lo spiegano; e gli insegnanti?) che il gruppo 'gn' prende obbligatoriamente la 'i' quando quest'ultima fa parte della desinenza dei verbi: sogniamo, disegniamo, insegniamo, impegniamo, grugniamo, digrigniamo.
Se, infatti, "scomponiamo" il verbo 'sognare', per esempio, avremo: 'sogn' (tema o radice) e 'are' (desinenza dell'infinito). Poiché le desinenze ('parti finali') della prima persona plurale del presente indicativo, del presente congiuntivo e della seconda persona plurale del presente congiuntivo sono '-iamo' e '-iate', avremo sogniamo (indicativo e congiuntivo) e sogniate (congiuntivo).
Contrariamente a quanto sostengono alcune scuole di linguisti e pseudolinguisti, dunque, consigliamo vivamente di attenersi a questa regola. Da parte nostra, ve lo assicuriamo, continuerà la 'campagna' in difesa della nostra Lingua (quella con la L 'maiuscolata').
E a proposito dei verbi che hanno il digramma 'gn' parte integrante del tema, riportiamo un significativo pensiero di Luciano Satta, indiscusso arbitro del linguaggio italico: «Un aspetto curioso della controversia ('-iamo' e '-amo', ndr) è che i normatori di entrambe le tendenze ('-iamo' con la 'i' e -'amo' senza la 'i', ndr), gli abolitori o i conservatori fanno esempi della prima e seconda coniugazione, sognare, bagnare, spegnere, ma non si curano della terza, come se questa coniugazione fosse estranea alla controversia o fossero del tutto assenti i verbi in -ire, ossia qui in -gnire.
Sicché c'è anche il caso che una compunta delegazione di maiali si presenti da un grammatico per lamentare: Signore, possiamo anche decidere se ci 'lagniamo' o 'lagnamo', ma ancora nessuno ci ha detto se 'grugniamo' o 'grugnamo', ci aiuti lei».
Personalmente, lo ribadiamo, riteniamo che la 'i' non si tocchi quando fa parte della desinenza (e Satta è di questo avviso) anche se il DOP, Dizionario di Ortografia e di Pronunzia, generalmente non generoso in fatto di lingua, non disdegna la soppressione della 'i'. Voi, amici, seguite chi volete, sappiate, però, che i grammatici 'gimmaiuscolati' condannano i 'possibilisti'.

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