Procurare danni...

Da un giornale locale: “Le piogge di questi ultimi giorni hanno procurato gravissimi danni alle coltivazioni”.

Questo titolo – a nostro modo di vedere – contiene una scorrezione: il verbo procurare adoperato nell’accezione di “arrecare”, “cagionare”, “causare”, “provocare”.

In buona lingua italiana si deve dire: “…. Ha causato, arrecato gravissimi danni alle coltivazioni”. Il verbo procurare significa “fare in modo che…”, “provvedere” e simili, come si può apprendere anche cliccando su questo collegamento: Etimo.it - procurare. Perché, dunque, dare al verbo in questione un significato che non ha?

17-11-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink


Quotare...

Ciò che stiamo per scrivere non avrà l’approvazione di qualche “linguista d’assalto” e di qualche “coraggioso” anonimo che segue questo portale con la sola speranza di prenderci in castagna, per poi inviarci i suoi commenti.
La cosa ci lascia nella piú “squallida indifferenza” e andiamo avanti per la nostra strada sempre piú convinti della bontà di quanto scriviamo, lasciando ai nostri amici la libertà, ovviamente, di seguirci o no.
Intendiamo parlare del verbo denominale “quotare” che significa “fissare, stabilire un prezzo, una quota”: quel titolo è quotato in Borsa. Spesso si usa in senso figurato con il significato generico di “valutare”, “stimare”, “giudicare”, “apprezzare” e simili: È un professionista molto quotato. A nostro avviso è un uso, questo, da evitare in buona lingua italiana (anche se ammesso da numerosi vocabolari). Perché adoperare il verbo quotare fuor del suo significato primario quando ci sono i su citati verbi che fanno alla bisogna?

http://www.etimo.it/?term=quota&find=Cerca

16-11-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink


Nuotare in un bagno di melassa

Chissà quanti amici lettori, per la loro condizione sociale e senza volerlo, hanno nuotato o nuotano tuttora in un bagno di melassa, che significa essere circondati da persone piene di moine, gentilezze, dolcezza, tanto da sentirsene nauseati.

Il modo di dire si rifà, in senso figurato, alla melassa, cioè al liquido che resta una volta estratto lo zucchero dalla barbabietola o dalla canna. Questo liquido è dolcissimo e appiccicoso.

Di qui, per l’appunto, l’uso figurato della locuzione.

15-11-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink