C'è odore e... odore

L'odore, leggiamo dal vocabolario Treccani in rete, è «La sensazione specifica dell'organo dell'olfatto, diversa a seconda delle sostanze da cui è provocata: sentire un o., gli odori; non sento nessun o.; più in partic., indicando la qualità della sensazione: buon o.; cattivo o.; o. gradevole, sgradevole; un o. soave; o. grato, inebriante; un o. nauseabondo; o. forte, acre, acuto, penetrante; o specificando la cosa o la sostanza da cui la sensazione olfattiva proviene: l'o. dei fiori, delle rose, dell'erba; o. di violetta; o. d'incenso; o. d'arrosto, di bruciato; o. di chiuso, di muffa; o. d'ospedale, di farmacia; l'o. delle polveri bruciate; o. di pioggia, quello che emana da un terreno su cui è piovuto da poco; dare, mandare odore; non avere nessun o.; spandere, esalare, poet. spirare odore: Vivran que' fiori, o Giovinezza, e intorno L'urna funerea spireranno odore (Foscolo). Con uso assol., è talvolta adoperato eufemisticamente per indicare il puzzo: che cos'è questo o.?; spec. al plur.: d'estate, nell'autobus molto affollato, si sentono certi odori!».
C'è odore e odore, quindi. E ogni odore particolare ha un suo nome specifico. Chi ama il bel parlare e il bello scrivere deve adoperare, quindi, il termine appropriato. Vediamo, negli esempi che seguono, l'odore (generico) con quale vocabolo va sostituito (in parentesi il nome appropriato).L'odore (profumo) delle rose è molto delicato; in primavera l'aria è densa di odori (effluvi) inebrianti; nella casa c'era un mucchio di sudiciume che emanava un odore (lezzo) insopportabile; l'aria delle zone paludose è piena di odori pestiferi (miasmi); in quella stalla c'era un odore (puzzo) che toglieva il respiro; l'odore (olezzo) dei fiori d'arancio dà una sensazione di svenimento; quando fu aperta la stanza, chiusa per anni, venne fuori un odore (tanfo) asfissiante; quel caffè ha veramente un odore (aroma) squisito; dai bagni pubblici emanava un odore (fetore) ammorbante.
Quando non conosciamo il nome specifico dell'odore possiamo ricorrere al dizionario dei sinonimi, che ci può aiutare nella scelta: Sinonimi_e_contrari - Virgilio.
In rete, comunque, si trovano altri dizionari dei sinonimi e dei contrari.

05-09-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink


Stilo, stile e penna

Secondo il linguista Enzo La Stella la storia della scrittura si può riassumere nei tre vocaboli del titolo. Diamogli la "parola".
Inizialmente, e per molti secoli, si usò lo stilo o, latinamente, stilus, asticella appuntita da un lato per scavare un solco sulla tavoletta cerata e spatolata dall'altro per cancellare; da questo primitivo strumento deriva anche, per metafora, lo stile, prima nel senso di personale modo di scrivere e, poi, applicato anche ad altri campi della attività umana: stile architettonico, stile di vita e così via.
Più tardi la penna d'oca e la cannuccia (calamus, da cui calamaio) sostituiranno lo stilo, per cedere a loro volta il passo al pennino d'acciaio (sempre dalle penne degli uccelli), alla penna stilografica e, infine alla biro, così chiamata dal suo inventore, Làszlò Joseph Birò.
La penna che, a differenza dello stilo, scivola sulla carta o sulla pergamena senza graffiarla, ha bisogno di un liquido che lasci una traccia sul foglio, prima l'atramentum (composizione di nerofumo o nero di seppia o altri prodotti atri o scuri) e infine l'inchiostro (encaustum, bruciato), termine che sostituì il primo quando nuove tecniche richiesero il trattamento col fuoco degli ingredienti.

04-09-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink


Due verbi, due orrori

Si va sempre di più diffondendo l'uso errato — introdotto da molti scrittori che fanno la lingua — di coniugare, o meglio di adoperare verbi transitivi in forma intransitiva e viceversa. Le cronache dei giornali sono piene di personaggi che «hanno assolto al loro dovere» o «hanno adempiuto ai loro compiti istituzionali». Queste frasi — è bene chiarirlo subito — sono errate.
I verbi assolvere e adempiere sono nati transitivi e tali debbono restare (a dispetto, anche, di qualche vocabolario permissivo). Si dirà quindi, correttamente, che «Caio ha assolto il suo dovere» e che «Tizio ha adempiuto i suoi compiti».
Il verbo latino absolvere (da cui il nostro assolvere) si costruiva esclusivamente con l'accusativo, cioè con il nostro complemento oggetto essendo, appunto, un verbo transitivo. Ed è rimasto transitivo per secoli, non si capisce perché ora i così detti acculturati-snob, cioè coloro che credono di fare la lingua, debbano imporre a tutti i loro svarioni, e la stampa porta la bandiera.
No, non ci stiamo e continueremo a sostenere — a spada tratta — l'uso solo transitivo, come si può leggere in Autori di rispetto: «Onde morte m'assolve, Amor mi lega» (Petrarca); «Raccontare per adorne parole ciò che tu assolvi in due tratti» (Panzini); « Assolver non si può chi non si pente» (Dante). Dopo questi esempi c'è qualcuno che può sostenere il contrario?

E a proposito di verbi, abbiamo notato che qualche scrittore di grido non sa coniugare i verbi in -ciare e -giare. Si legge spesso beneficierà, scoraggierà, lancierà ecc. I predetti verbi, o meglio tutti i verbi della prima coniugazione che finiscono in -ciare e -giare perdono la i del tema o radice davanti alle desinenze che cominciano con e e con i: benefic-erà (beneficerà); lanc-erà (lancerà); scoragg-erà (scoraggerà).
Mantengono la "i" del tema solamente davanti alle desinenze che cominciano con a e con o: beneficiate. La i della radice, insomma, è un puro segno ortografico che serve a dare alle consonanti c e g il suono palatale davanti alle desinenze che cominciano con a e con o.

01-09-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink




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