Francesismi da evitare
Ecco due francesismi che — a nostro giudizio — gli amanti del bel parlare e del bello scrivere devono evitare: Essere all'altezza e In ultima analisi.
Il primo si può sostituire con essere pari al compito : Giuseppe è pari al compito del ruolo che svolge. Il secondo con insomma, infine, concludendo, tutto considerato e locuzioni simili.
Pedanteria? Purismo? No, solo buona lingua italiana.
Essere una testa di turco
Il modo di dire che avete appena letto ha lo stesso significato dell’altro, più conosciuto, essere il capro espiatorio. Si dice, infatti, di una persona sulla quale vengono fatte ricadere tutte le colpe o le responsabilità altrui.
La locuzione trae origine dal fatto che, nei tempi andati, i cavalieri si esercitavano al combattimento contro un fantoccio girevole, raffigurante il nemico, che aveva i lineamenti di un turco.
Anche nei baracconi delle fiere — per molto tempo — delle teste raffiguranti un turco con il turbante vennero adoperate per il tiro al bersaglio.
Perché proprio la testa di un turco? Perché i turchi erano dei guerrieri temutissimi per la loro ferocia tanto che l’esclamazione «mamma li turchi!» è arrivata fino ai nostri giorni.
Vicino Roma / vicino a Roma
Per chiarire questo dubbio ricorrente nei nostri lettori, riportiamo la risposta di Luca Serianni pubblicata nel numero 30 della Crusca per voi (aprile 2005):
«L’alternativa è tra aggettivo, quindi concordato col sostantivo a cui si riferisce, e tra locuzione preposizionale (vicino a, lontano da), invariabile in numero, genere e grado: è dunque errato dire «più vicino a quelle occidentali», con un comparativo possibile solo con aggettivi e avverbi. Di là da questo caso specifico, l’italiano offre da sempre possibilità di scelta, con una certa preferenza (non con l’obbligo) per l’aggettivo in presenza della copula: «abito in una città vicino a Roma» / vicina a Roma»; «Tivoli è una città vicina (ma anche vicino) a Roma». Per documentare l’antichità dell’alternativa, basteranno alcuni esempi dei secoli XIII—XVI, attinti dal serbatoio della LIZ (Letteratura italiana Zanichelli, a cura di P. Stoppelli e E. Picchi, Bologna 20014). Con l’aggettivo: «Pisa è vicina a Firenze a miglia XL» (Compagni), «altre frontiere vicine a quel luogo» (Villani), «la placata dea, ch’era lontana / da lor benivolenza» (Alberto della Piagentina), «imperò che [questi uomini] non sono molto lontani da terra» (Manerbi). Con la locuzione preposizionale: «nelle città vicino a loro vista» (Villani), «in una sua villa quattro miglia vicino a Roma» (Boccaccio), «da una parte della sala assai lontano da ogni uomo con la donna si pose a sedere» (Boccaccio), «ad Aversa, dieci miglia lontano da Napoli» (Vasari). Quel che è certo è che non si può usare il solo vicino con funzione di locuzione preposizionale: sono da evitare, benché alquanto diffusi persino nei giornali, vicino Roma, vicino casa (recte: «vicino a Roma», «vicino a casa»).»
Nel Glossario di Giuseppe Patota, alla voce vicino, si legge: «[...] il vocabolo vicino ha tre valori diversi: § 1. sostantivo («il vicino di casa»); § 2. aggettivo («l\'appartamento vicino al mio»); § 3. avverbio di luogo («qui vicino c\'è una farmacia» [...]). Non può essere usato come preposizione [...], ma può formare la locuzione preposizionale vicino a: vicino a Roma (il costrutto *vicino Roma, che pure è frequente specie in certe regioni, non è grammaticalmente corretto)».
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