Prendersi uno spaghetto (paura)
Due sono le probabili origini di spaghetto con l'accezione di paura. La prima si rifà al... latino. Citiamo da Ottorino Pianigiani: «Lo dice il popolo toscano (e romano, ndr) e in questo senso pare altro non essere che il latino pavor, paura; sostituita G a V come nell'antica pagura per pavura-paura e prefissa la S -dis come in spaventare». Da spago, quindi, il diminutivo spaghetto.
L'altra versione, secondo il Deli (Dizionario etimologico della lingua italiana), è «Voce di origine gergale che si rifà alle antiche forme gergali 'filo' (paura), 'filare' (aver paura) (...). Il popolo toscano e romano sostituì 'spago' a 'filo'».
Probabilmente — è una nostra interpretazione personale — si tratta di un caso di irradiazione sinonimica: per il popolo, che non va tanto per il sottile, spago e filo, a prescindere dalla loro diversa etimologia, sono l'uno sinonimo dell'altro.
Occorre sapere, invece, che filo e spago, nell'accezione comune, sono completamente diversi sotto il profilo etimologico.
Filo viene dal latino filum , d'origine indoeuropea, mentre spago deriva sempre dal latino spacum la cui origine, però, è incerta.
Pulpito, pergamo e ambone
Ci scrive Benedetto V. da Piacenza: «Gentilissimo dott. Raso, ho scoperto, per caso, la sua rubrica trovando un tesoro, un tesoro linguistico, ovviamente. Le scrivo per una curiosità, confidando nella sua disponibilità. Perché il pulpito delle chiese dal quale il sacerdote "arringa" i fedeli si chiama anche pergamo e ambone? Cosa c'entrano, scherzo naturalmente, la pergamena e l'ambo del gioco del lotto? Sperando di leggerla, le porgo i miei più cordiali saluti».
Cortese Benedetto, la ringrazio per le sue belle parole. Le faccio rispondere dal linguista Ottorino Pianigiani. Clicchi sui collegamenti in calce:
Etimo.it – pergamo
Etimo.it – ambone
a href="http://www.etimo.it/?term=pulpito">Etimo.it – pulpito
Massivo e Di gran mattino
Ecco altri due francesismi che gli amatori del bel parlare e del bello scrivere debbono assolutamente evitare. Il primo è un aggettivo adoperato come sinonimo di grossolano, possente, madornale e simili. Ma è un francesismo, appunto, derivato da massive, femminile di massif. In italiano c'è il corrispettivo massiccio, usato anche dal principe degli scrittori: «Son uomo... da dargli ragione in tutto, anche quando ne dirà di quelle così massicce» (A. Manzoni).
L'altro gallicismo è una locuzione modellata su quella francese de grand matin. In buona lingua italiana si dice di buon mattino.
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